I magistrati del pool antimafia, che si stanno muovendo nel più profondo rispetto della metodologia investigativa di Falcone e Borsellino: “Segui il denaro!”, hanno fatto un nuovo progresso, sulla strada verso l'arresto dell'attuale capo di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro, il latitante più ricercato d'Italia. Gli investigatori hanno scoperto ricorrenti acquisti, effettuati anche in Italia, di merci e servizi pagati con carte di credito e tessere bancomat risultate intestate a società situate in Svizzera.

Segui il denaro!

L'altra “stranezza” riscontrata è che queste società non hanno una particolare attività, se non quella di esistere e di essere titolari di un rapporto bancario che consenta l'intestazione della carta di credito.

Scatole vuote” o “scatole cinesi”, nella cui concatenazione il latitante si è da tempo dimostrato maestro. La caratteristica di questo boss è la grande conoscenza dei meccanismi finanziari, che gli ha consentito di cambiare il volto della mafia: da quella territoriale di Riina e Provenzano, ad una moderna holding internazionale del crimine.

Collaborazione da parte della polizia elvetica

I magistrati italiani, seguendo le tracce finanziarie, sono arrivati in Svizzera, dove hanno trovato grande collaborazione da parte della polizia elvetica. Non sono più i tempi dove ogni indagine si doveva fermare davanti all'invalicabile muraglia costituita dal proverbiale segreto bancario della Confederazione. Gli inquirenti hanno seguito e trovato tracce lasciate da un fedelissimo di Messina Denaro, l'imprenditore trapanese Mimmo Scimonelli (referente anche politico del boss, nel Trapanese), che si recava spesso in Svizzera e si dava molto da fare per aprire nuove società intestate a cittadini svizzeri.

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È già stata acquisita la lista dei pagamenti effettuati con le varie carte di credito, sperando di trovare tracce utili alla localizzazione del padrino.

Scimonelli è stato arrestato, ma si rifiuta di rispondere alle domande del pool di magistrati, coordinato dal procuratore aggiunto di Palermo Teresa Principato. Contro di lui rimangono comunque mesi di intercettazioni e pedinamenti fatti dalla squadra mobile di Palermo, diretta da Rodolfo Ruperti. Scimonelli è stato spesso rilevato tra Bologna, Roma, Milano e la Svizzera. Oltre alla politica, Scimonelli si occupa anche di vino, arrivando a ricevere perfino importanti premi al Vinitaly, per alcune sue produzioni. Non è tutto: la sua azienda vinicola ha chiuso alcuni importanti contratti per l'esportazione del vino in India e negli Stati Uniti. Molti viaggi d'affari e i magistrati non escludono che, tra un viaggio e l'altro, Scimonelli abbia trasportato anche i pizzini della “primula rossa” di Castelvetrano. Chissà da dove.

C'è mancato poco

Le indagini dei pm Paolo Guido e Carlo Marzella confermano che questa estate molte microspie disseminate dalla Polizia e dai Ros dei Carabinieri tra gli uomini di fiducia del padrino, hanno segnalato notevole attività, come se il latitante fosse in Sicilia.

Nonostante le carte di credito, egli continua ad usare i pizzini, chiusi con lo scotch. Il 18 luglio sembrava imminente la consegna di altri ordini, ma tutto è saltato, perché Scimonelli aveva sbagliato il luogo dell'appuntamento. Poi Scimonelli ed altri dieci fiancheggiatori sono stati arrestati: manca solo il padrino.