3 ottobre 2015: in aula per ripercorrere quei tragici istanti vissuti nella notte del 1° novembre scorso, quando Stefano Savi venne rovinato a vita con una secchiata di acido muriatico arrivata improvvisamente sul suo volto mentre usciva dall'auto per rientrare nella sua casa di Milano. Alexander Boettcher in aula appare tranquillo: probabilmente non è mai stato avvezzo a provar vergogna e sensi di colpa. Lui, la sua fidanzata Martina Lovato e Andrea Magnani, sono accusati di associazione per delinquere.  Martina e Alexander sono già stati condannati a 14 anni in un primo procedimento per aver bruciato il volto e parte del corpo a Pietro Barbini

La testimonianza di Stefano Savi

Davanti ai giudici del tribunale di Milano Stefano Savi è chiamato a testimoniare nel processo a carico dei suoi carnefici.

Racconta ai magistrati di non riuscire più a studiare, di non vedere più dall'occhio destro (che non ha neppure più una forma) e di faticare ad usare l'altro. Cammina a testa alta ma protetto da un paio di occhiali da sole e coperto dal cappuccio della felpa. Ha il viso orribilmente sfigurato. La vita di questo giovane si è fermata quella maledetta notte per uno scambio di persona. Non era lui la vittima designata dai tre delinquenti, ma un'altra, Giuliano Carparelli che poi riuscì a salvarsi dall'agguato grazie ad un semplice ma provvidenziale ombrello.

A ripercorrere gli eventi nefasti di quella notte c'è anche il padre del martire della follia della coppia. Egli ricorda che suo figlio era in condizioni tragiche: aveva tutti i vestiti sciolti dall'acido, nei suoi occhi non si vedevano più le pupille, come ridotte a due uova fritte.

I migliori video del giorno

Da quell'agguato Stefano ha già subito ben 12 interventi. E' uscito di casa solo a luglio, e anche ora si fa vedere di rado sempre in compagnia del fratello gemello. 

Il tentativo di evirazione di un'altro ragazzo

Nella lista dei testimoni c’è anche Antonio Margarito, salvatosi in extremis da Martina Lovato. La sera del 19 maggio 2014 Martina e Antonio si appartano in macchina: la ragazza gli fa credere di essere disponibile ad un rapporto sessuale e lo fa spogliare, poi con un coltello tenta di evirarlo. Antonio scappa bagnato di sangue, urla con tutto il fiato che ha in corpo, chiede soccorsi. L'universitaria lo querela per tentata violenza carnale

I perchè di Martina e di Alexander

Secondo le perizie consegnate dagli  psichiatri incaricati dal tribunale, Erica Francesca Poli e Marina Carla Verga, Martina Lovato voleva punire tutti coloro che, prima di Boettcher, avevano avuto una un rapporto con lei. Una feroce e malata volontà di redenzione, la ricerca della purificazione, di una verginità perduta con persone, secondo lei, sbagliate e l'illusione di poterla riacquisire punendo coloro che avevano avuto la disgrazia di avere a che fare con lei.

Alexander invece mostra un netto  sadismo, ossessività e tendenza al controllo e al potere. Una coppia perfettamente integrata perché l'una dava ossigeno alla patologia dell'altro che di conseguenza ringraziava dai meandri della propria personalità disturbata.

Il complice accusa Martina

Andrea Magnani in aula viene incalzato dalle domande del Pm e sembra voler dare la maggior parte delle colpe degli agguati prevalentemente a Martina. Egli racconta che la bocconiana era solita autogiustificarsi affermando che Pietro Barbini se lo meritava. Nei progetti deliranti della Lovato c'erano altre potenziali vittime della sua furia pluri-punitiva, almeno cinque o sei di cui il Magnani in sede di interrogatorio, avrebbe fatto anche i nomi. Tra questi trapela anche quello di un politico, Roberto Casali o Casari. La sua colpa? Non avere accettato il suo fidanzato nelle liste di un partito.

Per l’aggressione a Pietro Barbini i fidanzati sono già stati condannati e questa volta la sentenza potrebbe essere ancora più drastica, tant'è che il  Pubblico Ministero Musso afferma che la pena comminabile per i  due criminali potrebbe arrivare sino ai 25 anni.