Terrore in mattinata ad Ankara (Turchia), quando durante un corteo, una doppia esplosione ha provocato la morte di alcuni manifestanti e centinaia di feriti. La polizia è stata costretta a sparare in aria a più riprese per disperdere i manifestanti e sono stati allarmati coloro che stavano raggiungendo la città per unirsi al corteo. I dati riportati dall'agenzia Dogan, parlano di almeno 86 morti, ma il bilancio potrebbe aggravarsi. Secondo alcune fonti, il responsabile sarebbe stato un kamikaze, il quale avrebbe messo a segno il colpo alcune ore prima dell'inizio della manifestazione contro il conflitto con i separatisti curdi del Pkk.

Paura e attenti protagonisti negli ultimi mesi

La Turchia ripiomba nell'incubo quindi, a tre settimane dalle elezioni parlamentari del primo novembre, in una fase in cui è ancora chiaro il ricordo di Suruc. La cittadina curda, in prossimità del confine con la Siria, è stata protagonista dell'attentato avvenuto il 20 luglio scorso, che ha provocato la morte di circa 30 ragazzi appartenenti all'associazione dei giovani socialisti e diretti a Kobane per distribuire viveri nella cittadina simbolo della lotta curda contro l'Isis.

Un mese dopo, il terrore approda nel cuore di Instanbul, con una sparatoria a palazzo Dolmabahce, dove hanno sede gli uffici del primo ministro Ahmet Davutoglu. Nello stesso giorno, il 19 agosto, altri attacchi colpiscono l'esercito turco nel sud est del paese dove agisce il Pkk, il partito dei lavoratori del Kurdistan. Otto i soldati turchi rimasti uccisi dall'esplosione di una bomba, avvenuta durante il passaggio con il loro mezzo di trasporto, nella provincia sudorientale del Siirt. I responsabili sarebbero stati i militanti del Pkk curdo, che avrebbero piazzato l'ordigno e provocato l'attacco più sanguinoso realizzato contro le forze armate turche dall'inizio dell'offensiva lanciata contro i ribelli curdi. La Turchia si avvia così alle elezioni, in un clima incandescente, mentre tenta di unificare il governo dopo l'esito delle elezioni dello scorso 7 giugno, quando il partito di Erdogan ha perso la maggioranza parlamentare per la prima volta in dieci anni.

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