Le indagini sulla morte di Teresa e Trifone sembrano essere arrivate a una fase importante dopo che gli investigatori hanno individuato nella figura del militare Giosuè Ruotolo, già coinquilino di Trifone Ragone, il possibile autore materiale del crimine. Il duplice omicidio risale alla sera del 17 marzo 2015. Inizialmente, Ruotolo aveva sostenuto che si trovava a casa propria, dove aveva chattato con la fidanzata. In seguito ha cambiato versione, riconoscendo che si trovava nella zona del Palasport.

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La palestra era frequentata assiduamente dalla coppia.

Due giovani affiatati

I due, trentenni e pieni di interessi, non passavano certo inosservati. Erano originari del meridione ma si erano perfettamente integrati nella comunità di Pordenone, dove erano rispettati e considerati grandi lavoratori.

Giosuè, 26 anni, originario di Somma Vesuviana, propone una ricostruzione a ben guardare non troppo convincente, in quanto asserisce di essere andato in palestra per sostenere una sessione di allenamento, ma di avere rinunciato poiché non aveva trovato un adeguato parcheggio per la propria autovettura. Sarà credibile la sua versione?

Chi lo difende

Il legale che cura gli interessi di Ruotolo si chiama Roberto Rigoni Stern, che ha precisato che il suo assistito, che era in procinto di entrare a far parte del corpo della Guardia di Finanza, aveva paura di conseguenze negative per il suo lavoro e dunque per la sua carriera. Ruotolo, per questo motivo, potrebbe avere fornito una ricostruzione approssimativa di quella giornata risultata fatale a Teresa e Trifone. I magistrati titolari dell'inchiesta si chiamano Pier Umberto Vallerin e Matteo Campagnaro.

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Nelle prossime settimane ne sapremo certamente di più.

Una vicenda dolorosa

La comunità di Pordenone è rimasta profondamente scossa da questa dolorosa vicenda di cronaca che si è consumata in un giorno come tanti, in un luogo aperto a tutti come il parcheggio di un complesso sportivo, dove mani abili, guidate da una mente molto fredda, hanno teso l'agguato mortale, sparando prima a Trifone, che sedeva al lato passeggero, e poi alla sua donna, che era alla guida della vettura ferma nel parcheggio, senza dare loro scampo.