Ha dell'incredibile quanto accaduto pochi giorni fa nello Stato messicano del Chiapas, dove un'antica chiesa è riaffiorata dalle acque del fiume Grijalva per una forte siccità che ne ha abbassato il livello di circa 25 metri. Così il Tempio di Santiago, costruito 450 anni fa e anticamente chiamato Tempio di Quechula, ha potuto riveder la luce con somma gioia dei turisti che in queste ore si stanno facendo trasportare dai pescatori del posto fra gli archi della costruzione. L'evento, per dirla tutta, si era già verificato 15 anni fa, quando nel 2002 il fiume si abbassò nuovamente e permise addirittura alle barche di passare attraverso la grande entrata che contraddistingue questa chiesa cattolica del XVI secolo.
Il Tempio, inoltre, fu abbandonato ufficialmente fra il 1773 e il 1776 dato che a quei tempi incombeva la peste nello Stato centro-americano. Si tratta di un'opera che oggi si fa riammirare e che rappresenta una testimonianza religiosa importante di un periodo storico che fa del Messico una patria del culto cattolico nel mondo.
La storia del Tempio di Santiago
Riemerso dalle acque, il Tempio è stato subito fotografato dai tanti visitatori accorsi sul posto per l'occasione e Navarrete, l'architetto che attualmente se ne sta occupando, ha affermato che possa essere stato edificato da un gruppo di monaci dopo che la conquista del Nuovo Mondo da parte degli spagnoli aveva in qualche modo evangelizzato tutto il continente.
La chiesa, peraltro, si trova sulla via per Chiapas, ma 450 anni fa non c'era di certo il fiume a renderla così inospitale come la vediamo oggi. Lungo più di 60 metri, il Tempio è alto 10 metri, mentre il campanile raggiunge i 16 metri. Costruita con l'obiettivo di popolare la zona, la chiesa è poi stata vittima delle peste che ha decimato la popolazione di Tecpatan e l'ha costretta ad abbandonarla. Quello che rimane ora è una delle più misteriose e affascinanti testimonianze storiche che il Messico abbia mai custodito, nonostante sia sempre Chichen Itza ad attirare l'interesse dei viaggiatori.