Cominciamo dalla cronaca: la magistratura del Messico ha disposto l'arresto di sette agenti, per aver agevolato l'evasione del narcotrafficante Joaquín "El Chapo" Guzmán Loera - tra i capi del Cartello di Sinaloa - dal carcere di massima sicurezza di El Altiplano. Secondo quanto inoltre riferisce l'Autorità giudiziaria - e come riporta la British broadcasting corporation - per questa evasione che ha sbalordito il mondo intero, vi sarebbero altri quindici indagati a piede libero.

Si sussurra addirittura che tra gli arrestati vi sia il direttore del carcere, voce che sinora non ha ricevuto alcuna conferma. Enormi le misure prese per la cattura dell'"illustre" malvivente: la ricerca è stata estesa ai ventidue Stati federati, attraverso innumerevoli posti di blocco, la diffusione di centomila manifesti del ricercato, frequenti incursioni in alberghi e ospedali. Inoltre sono stati rafforzarti i controlli aeroportuali, e sono state date disposizioni per la perquisizione dei voli privati.

Anche gli Usa sul piede di guerra

Queste operazioni sono eseguite in collaborazione con la Federal bureau of investigation (Fbi), la Drug enforcement administration (Dea), e soprattutto col Governo del Guatemala, per il timore che Guzmán possa rifugiarsi proprio nel Paese centramericano. L'Esecutivo di Città del Messico ha offerto una ricompensa di tre milioni e 800mila dollari per chi fornisca informazioni utili alla cattura - assicurato alla giustizia il 22 febbraio 2014 - mentre, appena il 25 giugno scorso, l'Amministrazione statunitense aveva promosso una formale richiesta di estradizione: il procedimento era già in corso, e la decisione spettava alla procuratrice Arely Gómez.

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Come noto, infatti, il Cartello di Sinaloa - grande rivale del Cartello dei Los Zetas nel narcotraffico - esporta e distribuisce enormi quantitativi di cocaina sul mercato a stelle e strisce. Hanno tuttavia stupito e indignato - almeno quanto il massacro degli studenti a Iguala - soprattutto le circostanze della fuga dal penitenziario, inaugurato nel 1991 proprio per evitare evasioni di personaggi di alto profilo.

Il cartello di Sinaloa in musica, il caso dei 'narcocorrido'

Del resto il Messico è il Paese latinoamericano che - insieme alla Colombia, agitata dalla guerriglia - è maggiormente sconvolto dalla criminalità organizzata. Nelle ore in cui scriviamo, a guidare il maggiore cartello della droga messicano (tra i più potenti del mondo), è quindi il 67enne Ismael "El Mayo" Zambada García, tuttora latitante.

Beninteso, nel Paese ispanoamericano esiste una profonda ammirazione popolare nei confronti di questi rappresentati dell'antistato; e solo sei ore dopo la fuga del Chapo, è stata pubblicata la prima canzone - un cosiddetto narcocorrido - a celebrare l'evento. Sì, perché in Messico sono molto popolari questi brani improvvisati, dedicati ai capi del narcotraffico: spesso vietate dalle radio, a volte commissionate dagli stessi criminali, le composizioni incontrano interesse non solo tra il pubblico messicano, ma soprattutto statunitense.

Droga e 'novela', il caso di "El señor de los cielos"

E come non parlare delle telenovele? Sulla rete televisiva Telemundo - la seconda più importante in lingua spagnola dopo Univisión, negli Usa - hanno ancora successo le repliche della novela "El señor de los cielos". L'audience è molto alta nell'intera America latina: anche se la storia è ispirata a Amado Carrillo Fuentes, defunto leader del Cartello di Juárez, le analogie con Guzmán sono enormi.

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