Si parla d'integrazione, dopo vari episodi che hanno visto come protagonista il crocifisso nelle scuole, la carne di maiale nelle mense e l'ora dedicata allo studio della religione, ma ora si è raggiunto l'inimmaginabile. A pagarne le spese stavolta sono i pelusche di Peppa Pig e vari giocattoli a forma di maiale.

La vicenda incriminata

Succede in una scuola materna nella periferia di Milano. Un giocattolo per bambini a forma di maiale, viene fatto nascondere con alcune panchine e viene fatta richiesta agli uffici preposti del comune di rimuoverlo immediatamente per questioni inerenti al piano di sicurezza della scuola. Peccato però, che a pochi giorni dalla richiesta, viene fuori una seconda verità.

Il maialino da giardino deve essere rimosso perché offenderebbe alcune famiglie musulmane. A fare pressione per la rimozione dell'innocente giocattolo per bambini, sarebbero state alcune famiglie musulmane che hanno figli iscritti nell'istituto. 

La rivolta dei genitori

A seguito dell' imbarazzante notizia, alcuni genitori hanno deciso di ribellarsi per questo gesto ritenuto prepotente. Ad affiancare la protesta sono stati presenti anche alcuni esponenti della Lega Nord, con tanto di peluche di Peppa Pig e libri dei tre porcellini tra le braccia, asserendo che episodi del genere siano solo atto di prepotenza nei confronti degli Italiani, che per l' integrazione dei stranieri, sono costretti ad accettare qualsiasi richiesta fatta. Una protesta di genitori e di esponenti della Lega Nord fatta per far valere i diritti del nostro paese, nonostante la notizia riguardante la richiesta da parte di alcune famiglie musulmane, fosse stata più volte smentita.

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Oltre alla Lega Nord, hanno aderito anche alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle, i quali hanno riferito che presenteranno un'interrogazione  in merito alla vicenda, riferendo  che nessuno deve imporre la propria sensibilità ad altre persone. Una storia che ha dell'assurdo, la parola integrazione in Italia sta diventando, in alcuni casi, adattamento degli Italiani ad altri usi e costumi, accettando condizioni diverse al fine di non offendere e non risultare razzisti.