Una scena già vista e rivista: le strade di Napoli e provincia continuano a macchiarsi di sangue, gli esecutori sono sempre diversi, ma lo scopo è sempre lo stesso: il denaro. Si tratta di diversi milioni di euro derivanti da incassi mensili legati alle attività inerenti lo spaccio di droga, le estorsioni e gli appalti pubblici sul territorio. Nulla viene lasciato al caso: i clan camorristici hanno semplicemente aspettato e scelto il momento giusto per entrare in azione e far partire una nuova guerra di camorra nei quartieri di Napoli. Alla base di questi violenti episodi ci sarebbero i pentimenti eccellenti della famiglia Lo Russo di Miano.

I clan hanno atteso il momento propizio per agire contro i Lo Russo

L'odore del sangue era nell'aria, la criminalità organizzata non aveva digerito il pentimento del pilastro del clan di Miano, Salvatore Lo Russo, ed attendeva alla finestra un passo falso per agire.

I "Capitoni di Miano" hanno proseguito nella loro scia criminale, cercando di farsi valere nonostante il pentimento eccellente. Fu proprio il figlio di Salvatore, Antonio Lo Russo, a prendere in mano le redini del clan per far sì che il nome della famiglia fosse rispettato. Questi poi è stato arrestato a Nizza dopo una lunga latitanza, e da questo momento sono iniziate le prime avvisaglie per la camorra.

I pentiti hanno dato il colpo di grazia al clan Lo Russo

Dopo l'arresto di Antonio, la guida del clan che controlla il territorio di Miano, Chiaiano, Marianella e Piscinola, è passato di mano in mano ai fratelli Mario e Carlo Lo Russo, ovvero gli zii del giovane Antonio. Successivamente, il loro pentimento ha messo in ginocchio la famiglia e ha scatenato l'interesse degli altri clan camorristici dei territori adiacenti.

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Interessi da milioni di euro quelli rivelati dai pentiti, che fanno riferimento, oltre al mercato della droga, anche al mondo delle estorsioni e di numerosi appalti pubblici che hanno fatto intascare ai clan ingenti somme di denaro. Nello specifico, i pentiti hanno riportato episodi inerenti appalti ed estorsioni sia per la costruzione della metropolitana di Napoli, che per la gestione dei numerosi ospedali presenti sul territorio.