Sicuramente, monsignore Krzysztof Charamsa il quale ha dichiarato pubblicamente: ”Sono gay e ho un compagno”, dovrà lasciare la sua carica istituzionale nella Santa Sede. L’affermazione ha creato con incredulo stupore, un disorientamento iniziale e una poco gradita verità, tra i fedeli. Con l’avvicendarsi del Sinodo sulla famiglia, egli ha ritenuto opportuno, con il suo coming out, di evidenziare un problema che si trascina da tempo il mondo ecclesiale; ma secondo Padre Lombardi, la sua clamorosa manifestazione resta una indebita pressione mediatica. La decisione che ha spinto mons. Charamsa a pronunciarsi in tal senso, a suo dire è stata sofferta, ma felice e orgoglioso della propria identità, pur riconoscendo per sua stessa ammissione, di dover rinunciare a quello che è stato tutta la sua vita, essendosi dedicato pienamente alla divulgazione della fede; ma con volontà di trasparenza nell'accettarsi e farsi accettare.

Il Papa, sinodo sulla famiglia e gay: evitando la politica

Nell'apertura del Sinodo sulla famiglia di lunedì scorso, vi è stato un presunto pressing di lobby esterne e interne, prevalendo logiche “cospirative”; ma i sostenitori della teoria hanno dovuto fare un passo indietro rispetto a quanto prospettato, in quanto hanno fatto confusione su un comitato incaricato di redigere il messaggio (testo breve) al mondo del Sinodo: insomma nessun complotto. Tutto ciò fa capire l’aria che tira in Vaticano, creando incomprensioni, interferendo sul Sinodo e la chiesa tutta, dando adito a fraintendimenti e insinuazioni, premesse per discordie e rivalità.

Il Papa intervenendo ha evidenziato: “non dobbiamo lasciarci condizionare e ridurre il nostro orizzonte di lavoro Sinodale, ma bisogna tenere conto delle questioni di più ampie necessità”; inoltre, Papa Francesco chiarisce e fa una netta distinzione tra il magistero, che è immutabile, cioè: il matrimonio è solo tra un uomo e una donna, secondo la legge divina; mentre la pastorale è intesa quale accompagnamento di ogni persona, pur considerando la propria storia, per un’accoglienza nella chiesa, che è di tutti.

Controreplica del monsignore Charamsa alla Santa Sede

La replica dell’alto prelato non si è fatta attendere e a stretto giro ha così dichiarato: “Ovviamente cercherò il lavoro e di ricostruirmi una nuova vita, con il mio compagno; ma farò conoscere ampiamente alla chiesa e alla comunità tutta chi sono realmente; devo dire anche di ciò che ho subito all'ex S.

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Uffizio, che è il centro dell’omofobia della chiesa cattolica, esasperata e paranoica”. Aggiungendo che Papa Francesco ha fatto riscoprire la bellezza del dialogo, in quanto prima non si dialogava, ed infine l’auspicio nell'occasione del Sinodo sulla famiglia: “Sia davvero di tutte le famiglie, nessuna esclusa”; lamentando ulteriori insofferenze, ha così sottolineato: “Da solo mi sarei perso nell'incubo della omosessualità negata, comunque sia, Dio non ci lascia mai soli; premessa per vivere il futuro coerentemente, ed è mio dovere nei confronti della comunità, delle minoranze sessuali”.

Pur riscontrando che ogni persona ha diritto all'amore e quell'amore deve essere protetto dalla società, dalle leggi, ma soprattutto deve essere curato dalla chiesa, mons. Krzysztof Charamsa ha comunque arditamente esternato una dubbia considerazione, per quanto accadutogli, evitando di porsi con criticità cognitiva, deduttiva. Una domanda eloquente, che può essere estrapolata dal libro dei libri, la Bibbia, salmo Levitico 20:13 impressionante il risultato.