Frode in commercio ai danni dei consumatori, è questa l'ipotesi di reato ipotizzata dalla Procura di Torino con a capo Raffaele Guariniello e contestata ai rappresentanti legali di una decina di aziende produttrici di olio. Coinvolti noti brand del settore come la Carapelli, la BertolliCoricelli, Primadonna, per citarne alcuni. L'indagine è partita dopo la segnalazione di una testata di tutela dei consumatori, esaminando dei campioni di bottiglie di olio extravergine d'oliva. Mesi fa aveva riscontrato dalle analisi delle incongruenze con il prodotto etichettato. Parametri chimici non conformi e presenza di difetti organolettici sono ciò che i laboratori delle agenzie delle Dogane hanno evidenziato declassando quello che doveva essere olio extravergine d'oliva in olio puramente 'vergine'.

Effetti sulla salute dei consumatori

Anche se la Procura indaga per il reato di frode a danno del consumatore, coloro che hanno acquistato il prodotto possono stare tranquilli, in quanto non sussistono rischi per la salute. Le sostanze analizzate non si possono considerare nocive, anche se quello che le aziende hanno commercializzato non rispettava i parametri di acidità, perossidi e alchil esteri, caratteristiche dell'olio extravergine d'oliva. L'unico problema -secondo l'accusa- è l'inganno che il consumatore ha subito in quanto avrebbe pagato il 30 per cento circa in più una bottiglia d'olio pensando che era extravergine quando invece non lo era.

L'intervento del Ministero e della Coldiretti

Il Ministero delle Politiche Agricole segue con attenzione la situazione anche per tutelare l'olio made in italy giudicato da sempre un olio di ottima qualità.

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Precisa che controlli e verifiche sono sempre un punto fondamentale per garantire l'eccellenza nel mercato, tant'è che nel 2014 sono stati sequestrati prodotti per un controvalore di oltre 10 milioni di euro. E anche la Coldiretti alza la voce sulla questione 'chi ha commesso queste alterazioni deve pagare'. Secondo il sindacato di categoria, a favorire le frodi è stata la scarsa annata del 2014 in cui le aziende produttrici italiane hanno dovuto importare da altri paesi quasi 666 mila tonnellate di olio d'oliva. Gli oli che poi vengono miscelati non rispecchiano magari l'etichetta che il consumatore si appresta a comprare negli scaffali. È qui che nasce la truffa.