Gli ultimi dati ci arrivano da Beirut, dove si è consumata proprio ieri una strage che ha ucciso 41 musulmani. Una vicenda che conferma l’intento da parte dell’Isis di colpire coloro che non stanno dalla sua parte e che, insieme alle altre vittime musulmane, testimonia una versione della storia che riguarda poco la religione e molto invece una lotta politica intestina al mondo islamico, che ha come obbiettivo il controllo sul Medioriente. La contrapposizione tra sunniti e sciti e gli interessi di Arabia Saudita e Iran, fanno la differenza.

I numeri degli attacchi rivendicati

Gli infedeli infatti, non sarebbero le prime vittime dell’azione jihadista. Lo ha rivelato uno studio del 2009 da parte del Combating terrorism center confermando che gli attentati verificatisi dal 2004 al 2008 rivendicati da Al Qaeda, avrebbero provocato la morte solo del 12% di occidentali, su un totale di 3010 vittime. Numeri che riguardano solo le azioni terroristiche reclamate dai jihadisti e che non considerano gli altri attentati, in cui potrebbero esser stati convolti altri musulmani.

Le stragi in Yemen

Altro territorio duramente colpito è lo Yemen, che dal 2009 ha registrato un aumento degli attacchi dei fondamentalisti a scapito degli islamici. Stato dove il 96% della popolazione è di religione musulmana e considerato uno dei bacini più grandi di assoldamento di terroristi, lo Yemen è diventato negli ultimi anni palcoscenico delle più efferate azioni criminali, che hanno decimato un’intera popolazione.

Ricorderemo la tragedia dello scorso anno durante una manifestazione nella capitale Sana’a,che ha provocato la morte di 70 persone, atto terroristico ancora una volta rivendicato da Al Qeada insieme ad altri nello stato yemenita.

Parigi e il pericolo xenofobia

Senza parlare della violenza omicida che ha colpito e continua a colpire Iraq e Siria. Nell’occhio del mirino dei seguaci del Califfo, non ci sono solo minoranze cristiane ma anche quei musulmani sciti e sunniti considerati infedeli.

Altri 16 mila sunniti sono stati uccisi nel giugno 2014, solo perché si erano rifiutati di legittimare la politica del terrore e persecutoria proclamata dal califfato. Un destino che non è stato risparmiato anche a giornalisti arabi e musulmani in territorio libico. Alla luce degli ultimi eventi in territorio francese, questi dati dovrebbero far riflettere soprattutto considerando le ultime esternazione, dal forte sapore xenofobo, di alcuni esponenti che siedono nel nostro Parlamento.

Slogan che si ripetono e che potrebbero solo diventare altra benzina sul fuoco.

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