Mario Cervi è scomparso ieri all'età di 94 anni. Cremasco di nascita, classe 1921, è stato tra i fondatori del quotidiano "Il Giornale" assieme a Indro Montanelli, un altro pilastro del giornalismo italiano. A Montanelli era da sempre legato da stima e comunanza di vedute. Riservato e schivo Mario Cervi è stato il giornalista alla cui scuola molti dei giornalisti di oggi e non solo quelli che tuttora militano nella squadra de "Il Giornale" devono molto se non tutto.

Aveva iniziato la propria carriera giornalistica nel 1945 al Corriere della Sera dove aveva svolto gli incarichi di cronista di nera assieme a un altro uomo di giornalismo e cultura come Dino Buzzati e di inviato speciale, ad esempio per la guerra di Suez e per il Golpe militare in Grecia (il cosiddetto Golpe dei Colonnelli).

Al quotidiano di via Solferino restò per trent'anni prima di iniziare, come accennato all'inizio, l'avventura de "Il Giornale" con il compagno di sempre, giornalisticamente parlando, Indro Montanelli. Con Montanelli Mario Cervi realizzò anche la collana di volumi "Storia d'Italia".

La notizia ha generato un senso di smarrimento e tristezza in quanti hanno avuto modo di conoscere e apprezzare, nel corso dei suoi settant'anni di carriera, Mario Cervi. Ricordi commossi e manifestazioni di cordoglio, unite ad attestati di stima per quest'uomo che è stato, non solo un grande giornalista ma un uomo di cultura e memoria storica, giungono da più parti del mondo giornalistico, culturale e politico.

Da Milano, sua città d'adozione, per così dire, arriva anche la proposta, avanzata dal consigliere comunale Riccardo Decorato, di conferire a Mario Cervi uno degli Ambrogini d'oro che verranno consegnati, come da tradizioni, nella giornata del prossimo 7 dicembre, ricorrenza di Sant'Ambrogio dal quale questi premi, conferiti annualmente ai milanesi più meritevoli in vari ambiti della vita cittadina, prendono il nome.

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Resta il rammarico che questa onorificenza, se mai sarà, verrà tributata alla memoria.