Il Gup del Tribunale di Napoli si è espresso ed ha dichiarato chiuso il processo per l'omicidio di Alessandro Menditti. Sei persone condannate e tre assolte. Le richieste del pubblico ministero della Dda non sono state accolte ma, comunque, è stato disposto il carcere a vita per Giuseppe Sparaco, Camillo Antonio Belforte e Gaetano Piccolo. Gli altri condannati sono: Michelangelo Amato (27 anni di carcere); Francesco Zarrillo (24 anni di carcere) e Luigi Trombetta (20 anni di carcere). I tre assolti, invece, sono: il boss Domenico Belforte; Vittorio Musone e Pasquale Cirillo. Per Vittorio Musone, lo ricordiamo, era stato chiesto l'ergastolo

Il pentito ricostruisce l'omicidio

Ad aiutare gli inquirenti nella ricostruzione dell'omicidio di Alessandro Menditti, compiuto nel 2001 presso un noto bar nel centro di Recale, in Provincia di Caserta, è stato il pentito Bruno Buttone.

Fu lui stesso a confessare di essere stato l'autore dell'assassinio insieme a Michele Froncillo. L'ex affiliato al clan Belforte di Marcianise, durante la ricostruzione, ha raccontato tantissimi particolari. E' stato il collaboratore di giustizia a dichiarare che, già nel 1998, il capoclan Domenico Belforte aveva intenzione di uccidere Alessandro Menditti. Le motivazioni risiedevano nel doppio gioco che la vittima aveva innescato tra il clan Piccolo e lo stesso clan Belforte. Con una serie di lunghi dialoghi con la magistratura, il pentito Bruno Buttone lascia ben presto intendere che, l'uccisione di Alessandro Menditti, era voluta da quasi tutti i componenti del clan Belforte.

Menditti, con il suo fare, era ritenuto un uomo fastidioso all'organizzazione criminale, in quanto riusciva a mettere a segno diverse estorsioni sui cantieri controllati dai Belforte, creando scompiglio con altri clan presenti sul territorio della Provincia di Caserta, come quello dei Casalesi. Nella lunga analisi dei fatti, il collaboratore di giustizia Bruno Buttone racconta anche come venne eseguito dell'omicidio di Menditti che, quando fu ucciso, si trovava presso il bar Impero di Recale. 

Tra i tre assolti si legge anche il nome del capoclan Domenico Belforte.

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Per il boss, il pubblico ministero della Dda di Napoli Luigi Landolfi, aveva chiesto l'ergastolo. Lo stesso Landolfi aveva chiesto il carcere a vita anche per l'altro assolto, Vittorio Musone. Quest'ultimo aveva chiesto a Bruno Buttone di uccidere Alessandro Menditti, richiesta che, l'attuale collaboratore di giustizia, decise di portare a termine, nel 2001, non appena uscito dal carcere.