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Ai primi di dicembre avrebbero subito un duro colpo in Camerun, dove l’esercito regolare in una controffensiva avrebbe ucciso oltre 100 miliziani e liberato 900 ostaggi. Non sappiamo quanto di vero ci sia in queste cifre perché i governi di Nigeria, Ciad, Niger e del citato Camerun hanno spesso nascosto la verità sul reale pericolo costituito da Boko Haram. Ci sono statistiche che oggi indicano questo gruppo armato di matrice jihadista come il più letale del mondo, con oltre 6.600 persone trucidate lo scorso anno, per lo più civili. Più dell'Isis, di cui Boko Haram è un fedele alleato.

Guerra alla cultura

Quanto accade in Nigeria è una delle tante "guerre dimenticate" ma quel che emerge di tanto in tanto attraverso i media è a dir poco agghiacciante.

Fa paura la ferocia di questi guerriglieri che non risparmiano donne e bambini, utilizzandoli anche come kamikaze, e che tentano di cancellare dai territori controllati qualunque impronta di istruzione e cultura. Lo dice la stessa denominazione del gruppo armato, in lingua hausa infatti Boko Haram significa "l'istruzione occidentale è proibita", ed in nome di questo irrazionale credo solo quest'anno in Nigeria sono state chiuse centinaia di scuole. Dal 2009 ad oggi sono stati passati per le armi circa 600 insegnanti, colpevoli di “inquinare con la cultura occidentale l'insegnamento del Corano”. Tra gli episodi più gravi c’è il rapimento di 270 studentesse, perpetrato ad aprile dello scorso anno, dalla scuola di Chibok. Il destino della maggior parte di queste ragazze è sconosciuto, nonostante la mobilitazione internazionale di cui si fece promotrice anche la first lady, Michelle Obama.

La jihad in Africa è un pericolo per l’Europa?

Boko Haram nasce nel 2002 ma la sua “guerra santa” inizia del 2009, quando il fondatore Mohamed Yusuf rimane ucciso in uno scontro con l’esercito nigeriano ed Abubakar Shekau diventa leader indiscusso. Nonostante le efferatezze del gruppo di Shekau abbiano riguardato soprattutto l’Africa Occidentale, sono in tanti che iniziano a guardarlo con razionale timore nonostante manchino le risorse economiche ed una conseguente rete internazionale rispetto all’Isis con cui lo scorso marzo i jihadisti africani hanno sancito un’alleanza. La Nigeria è uno Stato ricco, è tra i maggiori produttori di petrolio al mondo ma caratterizzato da un dislivello di reddito abnorme tra le diverse fasce della popolazione. Sfruttato dalle grandi compagnie petrolifere, devastato dal punto di vista ambientale, con un governo instabile e facile alla corruzione, è il bacino ideale per far prosperare estremismi di ogni sorta. Boko Haram dal punto di vista strategico mira essenzialmente ad indebolire l’economia del Paese, gettarlo sull’orlo del collasso ed instaurarsi agli occhi della gente come possibile alternativa.

Una rivoluzione islamista all’interno di una nazione che produce qualcosa come 2 milioni e 300 mila barili di petrolio al giorno avrebbe conseguenze catastrofiche per gli equilibri economici globali.