Negli ultimi mesi sono stare recuperate nel Mare del Giappone undici imbarcazioni, alcune con a bordo cadaveri in stato di decomposizione. In tutto sulle barche sono stati trovati venti corpi che non è ancora stato possibile identificare, ha affermato un portavoce della guardia costiera giapponese. A quanto pare si tratterebbe di imbarcazioni in legno adibite alla pesca, e probabilmente in mare da molti mesi, in virtù del fatto che ci fossero anche dei teschi umani a bordo. Ci sono stati molti avvistamenti ultimamente, l'unica certezza è che i pescherecci alla deriva provengono da lontano.

Da dove provengono le navi?

Le autorità giapponesi stanno indagando sulla possibile provenienza delle imbarcazioni, da un esame accurato sembra si tratti di navi adibite alla pesca della Corea del Nord, distante più di mille km.

Sono state trovate scritte in lingua coreana sulle barche e su brandelli di stoffa dei vestiti di alcuni cadaveri, inoltre anche resti di una bandiera presumibilmente della Repubblica Democratica Popolare di Corea. A bordo sono state rinvenute attrezzature rudimentali adatte per la pesca artigianale, corde aggrovigliate, ganci e una totale assenza di dotazioni moderne. Si stanno vagliando alcune ipotesi per capire come e perchè le navi siano andate alla deriva per centinaia di km.

Errore umano o fuga dal regime

La totale assenza di tecnologia moderna sulle navi, come sistemi GPS, suggerisce che le imbarcazioni si siano perse e che gli occupanti siano morti di freddo e di fame. Nell'ultimo anno il dittatore nordcoreano Kim Jong-un ha promosso in modo costante l'aumento delle attività ittiche, allo scopo di evitare in futuro di fare solo affidamento sui raccolti.

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Questo potrebbe spiegare l'elevato numero di navi in mare che, mal equipaggiate che, a causa del mare agitato, sono andate alla deriva. Un'altra ipotesi potrebbe essere la diserzione, la fuga da un regime dittatoriale opprimente che non ha avuto un lieto fine probabilmente per colpa di una tempesta improvvisa con conseguente perdita della rotta.