Il Partito democratico vuole cambiare la grammatica della lingua italiana. Almeno per quanto riguarda il femminile delle professioni: è opportuno utilizzare il termine ministro sempre e comunque, o la ministra quando questa carica è ricoperta da donne? Meglio dire e scrivere l’assessore, o l’assessora?

La rivoluzione partì dal Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, che nel 2013 pregò i giornalisti di farsi indicare, anche nei loro articoli, come “la presidente”. E, per affermare la parità di genere, allo stesso modo, in maniera anche più radicale, un ministro dovrà essere chiamato “la ministra” come nel caso, ad esempio, di Stefania Giannini, Maria Elena Boschi e Marianna Madia.

L’assessore, invece, al femminile cambia in “assessora”.

L’utilizzo delle professioni al femminile di Laura Boldrini

L’utilizzo del femminile, però, non è solo circoscritto al campo politico: in ambito medico, ad esempio, chirurgo diventerebbe chirurga, medico si trasformerebbe in medica; in campo giuridico, poi, debutterebbero la notaia, l’avvocatessa e, soprattutto, la giudicessa, termini sui quali occorrerà fare molto allenamento e aggiornare il correttore di Word.

Non tutti, ovviamente, sono d’accordo. Per primi molti giornali che hanno fatto notare l’inesistenza del neutro, per molti termini, nella grammatica italiana. Tuttavia, la Boldrini e alcuni componenti del Partito democratico sono andati avanti nella rivoluzione della grammatica italiana. A marzo, infatti, il Presidente della Camera invitò tutti i parlamentari a riferirsi alle donne che ricoprono cariche politiche con articolo e titolo, quando possibile, al femminile.

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Partono i corsi per la parità grammatica di genere

E non è un caso isolato: "Italia Oggi", infatti, informa che Sergio Chiamparino, Presidente PD della Regione Piemonte e Piero Fassino, sindaco di Torino, hanno messo in piedi, con la collaborazione dell’Università, il primo corso sull’argomento, rivolto ai dipendenti della Regione. L’obiettivo è quello di eliminare le discriminazioni di genere anche nell’utilizzo della lingua italiana già a partire dal prossimo anno, coinvolgendo tutte le altre regioni. E, per questo motivo, verranno introdotti dei premi per i dirigenti pubblici che metteranno tra gli obiettivi del proprio ente, quello di “insegnare” la parità del genere grammaticale.

Cambieranno, come si è impegnato a fare Fassino, le modulistiche amministrative e le comunicazioni ufficiali sui siti istituzionali degli enti, ma non sarà facile abituarsi al nuovo linguaggio con il rischio, tra l’altro, di creare tanta confusione. E non sarà nemmeno semplice convincere tutti i docenti e i letterati italiani: il loro parere, serio, professionale e costruttivo, sembra che non conti.