Il diritto del destinatario ad essere sentito prima dell’emanazione di un provvedimento che incide sui suoi diritti deve essere sempre garantito. Questo perché si tratta di assicurare l'inalienabile diritto di difesa del cittadino previsto anche dall’articolo 24 della Costituzione. La questione del principio del contraddittorio preventivo è stata oggetto di importanti sentenze della Corte di Cassazione le quali hanno sempre limitato l’applicazione del contraddittorio precontenzioso agli accertamenti originati da verifiche ‘a domicilio’. Un'inversione di tendenza si è avuta quando la Suprema Corte a Sezione Unite, con la sentenza  n.19668 del 2014, ha fatto un passo avanti, statuendo l’esistenza di un principio generale che prevede sempre l’obbligo da parte dell’agenzia delle entrate di attivare il contraddittorio preventivo.

E ciò prima di adottare un provvedimento che possa incidere negativamente sugli interessi del contribuente. In caso contrario l'atto è da ritenersi nullo. Dopo circa un anno però la Cassazione sempre a Sezioni Unite con la sentenza n. 24823 del 09.12.15 ha mutato orientamento, adottando comunque una soluzione molto prudente, che non scioglie però il nodo gordiano. In breve gli ermellini affermano che, sebbene nelle materie armonizzate (IVA e dogane) esiste il rispetto del principio del contraddittorio, vi sono altri settori che restano invece scoperti. 

Vari gli esempi delle asimmetrie informative

I giudici di legittimità si soffermano sulla disciplina legale del diritto oggettivo del contraddittorio prentivo che è espressamente previsto per il redditometro, per il controllo formale e per disconoscimento dei costi black list. Tale diritto oggettivo manca però per le sanzioni amministrative e penali e per gli accertamenti bancari.

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Gli ermellini fanno inoltre riferimento all’articolo 12 comma 7 dello Statuto dei contribuenti che prevede delle garanzie procedimentali quali la formazione del verbale di chiusura delle operazioni, la possibilità del contribuente di comunicare osservazioni, il divieto per l’ufficio fiscale di emettere l’avviso di accertamento prima della scadenza dei 60 giorni dal rilascio del verbale. Tutto ciò però solo se la verifica fiscale viene effettuata presso i locali dove si svolge l’attività del contribuente. Il quadro normativo che ne viene fuori è quindi abbastanza confuso. Ci sono infatti dei casi in cui il contraddittorio è prescritto anche se non previsto da alcuna norma come negli studi di settore. Vi altri casi invece come gli accertamenti bancari dove il contraddittorio, non previsto, a maggior ragione dovrebbe esserci perché i dati bancari senza il contributo del soggetto accertato non sono “leggibili”.

Manca un contraddittorio uniforme per i diversi settori

Alla luce di tali considerazioni quindi la Cassazione con tale recente sentenza cambia orientamento, almeno rispetto allo specifico caso e statuisce che in un 'indagine a tavolino' è legittima la notifica dell’avviso di accertamento senza la necessità di un preventivo confronto con il contribuente.

La Suprema Corte infine evoca anche un intervento normativo del legislatore affinchè sia assicurato sempre il rispetto del giusto procedimento specie nei confronti della parte più debole. Chissà che la prossima legge di stabilità possa provvedere in tal senso, essendo rimasti inascoltati almeno finora i dictat del Parlamento, che nella delega fiscale aveva incaricato il Governo di prevedere un contraddittorio generalizzato.