Un ragazzo di 16 anni si aggirava con una pistola all’interno della cintura tra i vicoli di Torre Annunziata (Napoli). Molti ragazzini a 16 anni passano il tempo tra amici e Playstation, lui invece già si atteggiava con l’aria da boss girando con una calibro 7,65, tra l’altro risultata poi rubata. Il ragazzo aveva già il colpo in canna, come se dovesse utilizzare quella pistola da li a poco, ma per fare cosa? Alla vista dei Carabinieri il giovani ha cominciato a fuggire, ne è nato un inseguimento tra i vicoli della cittadina campana, inseguimento concluso con l’arresto. I militari hanno fermato il giovane con l’accusa di detenzione e porto abusivo di armi da fuoco e di ricettazione, molto probabilmente il 16enne sarà affidato ad un centro per il recupero dei minori.

Ragazzini Boss

Quello che risalta in questa storia è il fatto che in alcune realtà del napoletano, i ragazzi diventano subito grandi e sin dalla minore età si ritrovano inserirti in cosche criminali capeggiati da boss locali. Nel caso specifico il ragazzo di 16 anni si aggirava in un quartiere sotto l’influenza del clan Gionta, sarà compito degli inquirenti adesso indagare per capire se il giovane stesse agendo per conto di qualcuno e, soprattutto, per sapere se stesse preparando qualche agguato.

Quella di Torre Annunziata è una realtà molto particolare, negli ultimi anni le forze dell’ordine sono riuscite a infliggere un duro colpo alla camorra con decine di arresti andando a colpire soprattutto la famiglia Gionta e il caln Gallo-Cavalieri, solo nel 2013 si registrò un blitz con 80 ordinanze per associazione mafiosa e droga.

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Da Torre Annunziata si diede mandato dell’assassinio di Giancarlo Siani, giornalista ucciso dalla camorra il 23 settembre del 1985 con 10 colpi di pistola alla testa. Sianni scriveva per Il Mattino, il giorno del suo omicidio aveva chiamato il suo direttore per dirgli che aveva bisogno di parlargli, ma erano cose che bisognava dire a voce e non per telefono.

Per arrestare gli assassini di Siani ci sono voluti 12 anni tra indagini e processi, tra i mandanti fu condannato inizialmente  anche Valentino Gionta, poi scagionato dalla Corte di Cassazione