Era armato e pronto a colpire l'ergastolano arrestato dopo due mesi di latitanza in provincia di Lecce. L'espressione seria mentre lo riportano in carcere, poche parole di sfida agli agenti della polizia: "volendo potevo scappare pure adesso" come a novembre quando Fabio Perrone riuscì ad evadere. Questa mattina ci ha provato di nuovo durante il blitz della squadra mobile penitenziaria salendo sul terrazzo e dopo fino al tetto; un ultimo disperato tentativo di fuga prima dell'arresto. Trovati nel covo in cui si nascondeva contanti, munizioni, pistola e un kalashnikov carichi e pronte a far fuoco: " le armi erano comunque pronte a sparare per cui questo è un indicativo che evidenzia la sua aspettativa di essere scovato e si era organizzato ed armato per una reazione violenta" si racconta uno degli uomini che ha partecipato all'arresto di Perrone.

La latitanza e l'aiuto delle persone

La latitanza di Fabio Perrone finisce in un appartamento a pochi chilometri da Lecce, a Trepuzzi, il suo paese d'origine. 'Triglietta' (per come è soprannominato Fabio Perrone) ha stretto legami con la Sacra Corona Unita (un'organizzazione criminale italiana di connotazione mafiosa che ha il suo centro in Puglia), lì l'ergastolano ha ucciso un uomo. "E' stato protetto da molte persone ed ha avuto solidarietà anche tramite il social network facebook, questo mi dispiace dirlo, da soggetti insospettabili. Cioè Perrone stava diventando quasi un idolo" dice ad un intervista del telegiornale di Rai1 il comandante della squadra mobile di polizia di Lecce.

La stessa fama criminale di quell'incredibile fuga dall'ospedale di Lecce il 6 novembre 2015: una visita medica fuori dal carcere fu l'occasione per sottrarre la pistola di un agente (che lo controllava) e aprire il fuoco ferendo 3 persone e tanto panico in corsia, prima di rubare un'auto e svanire nel nulla.

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Da allora è stato appoggiato anche da persone insospettabili come Stefano Renna, incensurato proprietario della casa in cui è stato trovato ed arrestato insieme al latitante.