Il caso Mancini-Sarri. Le offese del tecnico del Napoli nei confronti del collega interista sfociano nell'omofobia e sono da condannare. Inutile stare a sindacare, basandosi magari su personali simpatie ed antipatie o sul tifo per l'una o per l'altra squadra. La sparata di Maurizio Sarri al termine del match di Coppa Italia tra Napoli ed Inter è vergognosa ed apre un'autentica voragine. L'omosessualità in Italia è tutt’ora un tabù e puntare il dito contro una persona, offendendola con termini inerenti ad una presunta sfera sessuale è ancora una triste abitudine.

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Il calcio in fin dei conti fa parte della cultura nazionale e ne rappresenta, purtroppo, un aspetto conservatore ed ancorato a vecchi luoghi comuni e pregiudizi.

Omosessuali nel calcio, questi sconosciuti

Ci sono gay dichiarati nel mondo della politica, della cultura e dello spettacolo. Non ci viene in mente nessun calciatore in Italia che, ad oggi, abbia fatto questo coraggioso passo. Nessuna certezza, non ci riferiamo a qualcuno in particolare ma riteniamo piuttosto improbabile che non ci siano omosessuali nelle file delle squadre professionistiche italiane.

Quello che purtroppo viene evidenziato da certe dichiarazioni sopra le righe è l'utilizzo di terminologie offensive e dispregiative. Maurizio Sarri avrà anche chiesto scusa a Roberto Mancini (che non ci risulta sia omosessuale, ndr) e nel contempo si è anche scusato con le varie comunità gay profondamente offese dalle sue parole. Purtroppo ha già dei precedenti: nel 2014, quando guidava l'Empoli in serie B,  dopo una sconfitta contro il Varese dichiarò che "il calcio è diventato uno sport per froci", contestando le troppe ammonizioni subite dalla sua squadra e sostenendo inoltre "che in Italia si fischia tanto con interpretazioni da omosessuali".

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I lacci colorati di Daniele Dessena

In tempi recenti qualche calciatore ha manifestato apertamente in favore della libertà di pensiero e contro le discriminazioni di natura sessuale, come Claudio Marchisio o l’ex CT azzurro Claudio Prandelli. Fu, tra gli altri, anche la scelta di Daniele Dessena, centrocampista del Cagliari che nel 2014 aderì alla campagna lanciata dall'Arcigay in collaborazione con Paddy Power per combattere l'omofobia nel calcio.

Dessena indossò in una partita i laccetti rainbow di Paddy Power, simbolo della lotta contro la discriminazione nei confronti degli omosessuali. In cambio ha ricevuto una valanga di insulti sui social network da parte dei suoi stessi tifosi. Ogni ulteriore commento è superfluo.

‘Cassanate’ e ‘Tavecchiate’

Il termine “Cassanata” non lo abbiamo coniato noi ma rientra in tutte quelle cadute di stile (se stile si può chiamare quello di “FantAntonio”, con tutto il rispetto per la sua indiscutibile classe) che hanno caratterizzato la carriera di Antonio Cassano.

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Proprio l’ex giocatore di Roma, Real Madrid, Milan ed Inter durante gli Europei del 2012, interpellato sul tema dell’omofobia e sulla possibile presenza di giocatori omosessuali in Nazionale, commentò: “Froci in azzurro? Spero di no e comunque sono problemi loro”. Il termine “Tavecchiata” non ci sembra di averlo letto altrove ma in ogni caso le uscite poco felici del presidente della FIGC, Carlo Tavecchio, sono clamorose e meriterebbero una definizione che le identifichi nei dizionari.

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Tenete lontani da me gli omosessuali”, fu la sua dichiarazione nel corso di un colloquio con il quotidiano online “Soccerlife” a giugno dello scorso anno. Senza contare il termine “ebreaccio” riferito all’agente immobiliare Cesare Anticoli e quello di “mangiabanane” in merito ai calciatori di colore. Se fossero parole del custode di uno stadio o di un raccattapalle ci si potrebbe semplicemente indignare. Purtroppo sono state pronunciate da un presidente federale. Abbiamo detto tutto.

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