Si parla di una schedina baciata dalla sfortuna, la si potrebbe definire così perché per ora non ha fatto altro che portare solo guai al suo possessore. L'odissea di Martino Scialpi, un ambulante di Martina Franca (in provincia di Taranto), incomincia una domenica del lontano 1981, quando recatosi in una ricevitoria di Ginosa, una cittadina in provincia di Taranto, nel pugliese, decide di giocare due colonne del totocalcio, una vecchia passione nazionale che regalava, a chi riusciva ad azzeccare 13 pronostici, il sogno di diventare miliardario. Il miracolo accade quando l'ambulante azzecca il filotto dei risultati, tredici pronostici si avverano e fanno di lui un miliardiario, una cifra all'epoca considerata da capogiri, ma i festeggiamenti sembrano durare ben poco poiché nell'archivio del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) è scomparsa la matrice della sua schedina vincente.

In pratica non esiste corrispondenza con la schedina del signor Scialbi e, dunque, la vincita non può essere pagata.  

Dopo trentacinque anni, un giudice cerca di mettere d'accordo le due parti

Un'indagine interna, dapprima, attribuisce lo smarrimento alla caduta accidentale del blocchetto contenente la schedina vincente, mentre in una seconda relazione si parla di furto e lo stesso ambulante finisce alla sbarra degli imputati, ma viene poi ovviamente assolto con formula piena, facendo decadere dal suo conto l'accusa di truffa  con la quale era finito sotto processo. Seguono una causa all'appello e alla cassazione, tutte sfavorevoli, finché un giudice, vista la particolarità della vicenda decide di prendere carta e penna e, dopo trentacinque anni di attesa, riesce a fissare per il dieci febbraio prossimo un incontro di conciliazione tra il Coni ed il signor Scialpi, lo sfortunato vincitore.

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Non si può far altro che sperare in una sana conciliazione tra le parti, così da poter mettere finalmente, in maniera positiva, la parola "fine" a questa battaglia che va avanti da ormai trentancinque anni.