Giovedì 28 gennaio appuntamento in prima serata su Rai 3 con la seconda puntata di Storie Maledette, il programma tv con Franca Leosini e le sue interviste ai protagonisti di storie di cronaca nera. In questo nuovo appuntamento del giovedì sera Franca Leosini intervisterà Celeste Saieva, oggi reclusa nel carcere di Bollate, Milano, dopo essere stata condannata a 30 anni per il delitto del marito, Michele Cangialosi di 29 anni, ucciso nella notte tra il 20 e il 21 aprile del 2009. Cerchiamo di ricostruire questa drammatica vicenda.

Celeste Saieva uccise con la complicità del suo amante e due amici

Celeste Saieva, che all'epoca del delitto aveva 22 anni e risiedeva a Sciacca (Agrigento), aveva agito con la complicità del suo amante, Nicola Piazza, e con quella di altri due giovani, uno dei quali era Paolo Naro, più un terzo giovane, ancora minorenne all'epoca del fatto.

La donna anche oggi continua a dire di essere innocente. Anche Nicola Piazza e Paolo Naro furono condannati a 30 anni di carcere, mentre il minorenne fu condannato a 9 anni e 4 mesi dal tribunale dei minori. Celeste Saieva denunciò la scomparsa del marito nei primi giorni del mese di maggio di quell'anno, ma per diversi mesi era rimasta sconosciuta ai più la ragione della scomparsa di Michele Cangialosi che, a detta della moglie, era capitato altre volte che l'uomo si allontanava da casa. A Sciacca però in molti da tempo sapevano che i due non andavano molto d'accordo e litigavano, nonostante il fatto che avessero due bambini piccoli da mantenere.

La confessione del minorenne

La svolta su questo caso arrivò quando il minorenne coinvolto nel delitto si era pentito e raccontò di aver aiutato la donna e gli altri due giovani ad uccidere Michele Cangialosi.

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Gli inquirenti, grazie alla sua confessione, scoprirono il luogo dove era nascosto il cadavere di Cangialosi, sepolto nelle campagne di Sciacca e ritrovato il 17 ottobre del 2009, a distanza di otto mesi dalla sua morte. In base alla ricostruzione, si appurò che Michele Cangialosi era stato prima aggredito mentre dormiva nella sua abitazione di Sciacca, con un primo tentativo di strangolamento e poi messo su una cassapanca e caricato in macchina per seppellirlo, Durante il tragitto, siccome l'uomo non era ancora morto, venne finito a colpi di pietra, e portato nel luogo dove poi sarebbe stato sepolto. Successivamente i frammenti di quella pietra porosa intrisa di sangue furono ritrovati sulla Citroen appartenuta a Nicola Piazza e costituirono una prova della versione raccontata dal minorenne.