La prestazione professionale dell’avvocato rappresenta una tipica obbligazione di mezzi, in quanto il professionista si impegna a prestare la propria opera per raggiungere il risultato desiderato, ma non per conseguirlo. Sullo stesso grava quindi un obbligo di diligenza qualificata dall’osservanza di apposite regole che se violato determina una responsabilità professionale. È necessario però che venga accertata la sussistenza del nesso causale fra la condotta inadempiente dell'avvocato e l’esisto sfavorevole della lite. La giurisprudenza maggioritaria è inoltre concorde nel ritenere la sussistenza di tale responsabilità anche qualora la prestazione del legale sia di speciale difficoltà.
La colpa grave (o il dolo), in tali casi, deve però concretizzarsi in un errore grossolano o nella violazione dei principi elementari del diritto. Gli eruditi del diritto hanno dunque finito per tracciare una vera e propria casistica di quelle che sono le ipotesi di responsabilità professionale dell’avvocato. Una recente sentenza della Corte di cassazione ha inserito in tale elenco anche l’ipotesi della mancata indicazione di prove ritenute essenziali per poter vincere una causa giudiziaria.
Il caso dell’avvocato che non ha prodotto l'iscrizione del titolo di servitù
Il caso sottoposto all’attenzione dalla Suprema Corte ha riguardato un avvocato che ha ricevuto un incarico da un suo cliente nell'ambito di una causa per l'accertamento di un diritto di servitù di acquedotto.
Successivamente lo stesso cliente lo ha citato in giudizio ritenendo che il legale si fosse comportato negligentemente nell'espletamento del suo mandato. In particolare quest’ultimo è stato accusato di aver omesso di produrre in giudizio l'estratto tavolare del fondo servente, dal quale emergeva l'iscrizione del diritto di servitù. Tale omissione aveva determinato la soccombenza dell'assistito, il cui giudizio, dunque si era concluso in senso a lui sfavorevole. I giudici di merito, accogliendo il ricorso del cliente hanno ritenuto la condotta dell’avvocato gravemente inadempiente proprio perché egli non era stato in grado di accertare la servitù. L’avvocato non si rassegna e propone ricorso in Corte di Cassazione che però gli dà torto ritenendo che lo stesso doveva effettivamente fornire la prova dell'esistenza del diritto di servitù.
Gli ermellini hanno ritenuto infatti che lo stesso non avesse svolto quelle attività che gli potevano essere ragionevolmente richieste (Corte di Cassazione sentenza n. 25963/2015).
Presupposti per la negligenza professionale del legale
La Corte di Cassazione ha ritenuto che, nel caso di specie fra le attività che l’avvocato avrebbe dovuto svolgere ai fini dell'accoglimento della domanda, vi era anche quella relativa all'indicazione delle prove. A detta dei giudici di legittimità per escludere la responsabilità professionale dell’avvocato era necessario che egli avesse adottato una diligenza nell’adempimento di tutte le sue attività professionali proprio per difendere meglio il clienteche non era in grado di valutare i tempi e le regole processuali.
Insindacabile deve ritenersi dunque la decisione degli ermellini di condannarlo proprio perché è venuto meno al rapporto fiduciario che viene ad istaurarsi tra professionista e cliente dopo l’accettazione del mandato. Per info di diritto premi il tasto segui accanto al mio nome.