"Gliela farò pagare...": sarebbero queste le parole minacciose proferite dal militare Giosuè Ruotolo in seguito a una vivace discussione con l'ex amico Trifone Ragone. I due avrebbero discusso vivacemente proprio nella zona della palestra teatro dell'aggressione fatale a Teresa Costanza ed al suo compagno di vita Trifone Ragone. I due giovani erano originari del sud Italia e a Pordenone si erano integrati perfettamente.

Ruotolo avrebbe confidato ad alcuni amici il desiderio di "farla pagare" all'aitante Trifone dopo avere litigato con lui. I tragici fatti risalgono al 17 marzo 2015.

Le minacce tramite messaggi

Il luogo del duplice delitto è via Interna, dove è sito il Palasport all'interno del quale Trifone era solito allenarsi con molto impegno. La discussione tra i due uomini sarebbe invece collocabile nel periodo di Natale 2014.

Sarebbe stato proprio Giosuè Ruotolo, secondo quanto ipotizzano gli organi inquirenti, a inviare messaggi intimidatori via facebook a Teresa. In tali messaggi si denunciavano i tradimenti presunti di Trifone Ragone. Resta da mettere a fuoco il movente di questa ostilità. La chiusura dell'attività investigativa è peraltro ormai molto vicina.

L'arma nel lago

Un'ipotesi è che Trifone Ragone potrebbe aver affrontato Giosuè Ruotolo in quanto sospettava che fosse proprio lui a spedire quei messaggi alla sua donna, svelando particolari della sua vita privata che potevano essere noti solo a una persona che lo conosceva davvero bene, come appunto poteva essere un collega di lavoro o un ex coinquilino.

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Cronaca Nera

Resta il fatto che anche una frase livorosa come "Gliela farò pagare." non rappresenta la prova di nulla. Secondo i principi di civiltà giuridica vigenti per il nostro ordinamento l'indagato deve essere considerato non colpevole fino alla condanna definitiva, cioè "passata in giudicato". A tale proposito va chiarito che il difensore di Giosuè Ruotolo, e cioè Roberto Rigoni Stern, avrebbe negato discussioni significative avvenute tra i due militari.

Sono dunque settimane cruciali per l'attività investigativa relativa al delitto Ragone-Costanza. I familiari dei due giovani chiedono a gran voce di conoscere la verità. Vi ricordiamo che l'assassino si liberò rapidamente dell'arma del delitto gettandola in un piccolo lago vicino alla Palestra di via Interna a Pordenone.

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