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Uno Stato federale, tre zone di influenza che dovrebbero rispondere politicamente ad un unico governo. Il rischio è che questo esista soltanto sulla carta e che la guerra non cessi mai del tutto. Incognite a parte, potrebbe essere questo il futuro immaginato per la Siria dai governi di Washington e Mosca. Ma la soluzione prospettata, vera o presunta, presenta numerosi punti interrogativi.

Le tre anime della Siria

Una parte affidata all'influenza dell'attuale regime, un'altra per l'opposizione moderata, una terza per i curdi.

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Secondo il parere del giornalista libanese Rajeh al-Khouri, lo Stato federale siriano esisterebbe soltanto in linea teorica mentre di fatto si tratterebbe di "una spartizione tra le grandi potenze". In questo modo russi ed americani eserciterebbero la propria influenza, rispettivamente, nella zona affidata agli Alawiti di Assad ed in quella sotto il controllo degli attuali ribelli. La terza parte, affidata ai curdi, rischia invece di creare attrito con la vicina Turchia. E considerato che anche l'Iran, insieme alla Turchia, vorrebbe una soluzione radicale sulla questione curda, allarma parecchio la recente visita del primo ministro del governo di Ankara, Ahmet Davutoglu, a Teheran.

Un alleanza tra Turchia ed Iran potrebbe scatenare un nuovo conflitto contro un costituendo Kurdistan che di fatto sarebbe parte integrante della nuova Siria. In questo scenario, a mettere d'accordo tutti c’è sicuramente la guerra all'Isis. I negoziati di Ginevra metteranno sul tavolo il disegno di un Paese libero dalle milizie islamiste, ormai sotto pressione perché attaccate su più fronti dalle truppe di Assad e dagli alleati degli Stati Uniti. Per il Califfato sembra sia arrivata l'ora della resa dei conti: il progetto di riunire il Medio Oriente sotto le bandiere nere è miseramente fallito.

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In realtà, oltre la Siria, anche Paesi come Libia, Iraq e Yemen vanno incontro ad una disgregazione e ad una successiva spartizione che ne cambierà irrimediabilmente la geografia.