La coda del "caso Riina", dopo le polemiche seguite alle dichiarazioni del figlio del boss di Corleone rilasciate nel corso dell'intervista a Bruno Vespa, rischia di essere ancora molto lunga. Ci potrebbero essere nuovi ed imprevisti sviluppi dopo l'esposto presentato dal componente della Comissione di vigilanza, Michele Anzaldi, direttamente ad Angelo Marcello Cardona, presidente dell'Autorità Garante per le comunicazioni. Alla Agcom, l'esponente del Partito Democratico illustra uno scenario allarmamente, in cui potrebbero emergere "eventuali violazioni" del contratto di servizio.

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In particolare agli articoli 2 e 4, il primo si fa garanzia del "senso critico, civile ed etico della collettività" mentre l'altro sottolinea la stretta connessione tra i principi di "libertà" e "responsabilità".

I presunti capi di accusa

Secondo Anzaldi, le parole di Salvo Riina hanno scatenato l'indignazione di privati cittadini ed istituzioni. L'attenzione viene poi puntata sulla liberatoria firmata dal figlio del capo dei capi soltanto dopo l'intervista, cosa confermata dall'editore del contestato libro "Riina-Family Life", Mario Tricarico.

Senza contare le inquietudini sollevate dal presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, circa possibili messaggi mafiosi in codice, tesi condivisa anche dal senatore Beppe Lumia, o le pesanti dichiarazioni del senatore Corradino Mineo che parla di "vittime sullo stesso piano dei carnefici".