La vicenda torna di estrema attualità a seguito dell'operazione antimafia che ieri ha portato all'arresto di sette fedelissimi del  boss di Sambuca di Sicilia, Leo Sutera. Il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Teresa Principato, non riuscì a trattenere la rabbia nel 2012 quando una maxi-operazione coordinata dalla Procura e portata a compimento dalla polizia portò all'arresto di 47 affiliati alle cosche agrigentine, tra cui appunto lo stesso Sutera.

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Secondo la dottoressa Principato, infatti, l'operazione interferì in maniera decisiva in un'inchiesta che poteva portare alla cattura di Matteo Messina Denaro, condotta dai carabinieri del Ros. La risposta del procuratore Francesco Messineo fu altrettanto secca ed a chiare lettere venne detto alla Principato che l'operazione non era più rinviabile, essendo già stata "spostata" per consentire il proseguo delle indagini su Messina Denaro. La questione indispettì anche il comando generale dell'Arma dei carabinieri che tanti uomini e mezzi aveva impiegato nella caccia al boss.

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Il ruolo del 'professore' nelle strategie di Cosa Nostra

Il nome di Leo Sutera, capomafia di Sambuca di Sicilia soprannominato "il professore', compare nei pizzini ritrovati nel covo di Bernardo Provenzano il giorno del suo arresto. Il ruolo di Sutera e la sua successiva vicinanza a Matteo Messina Denaro derivano dalla richiesta che gli venne fatta da Provenzano in persona di 'mediare' ai contrasti sorti tra lo stesso Messina Denaro e le famiglie mafiose di Agrigento, quando queste chiesero il pizzo a Giuseppe Grigoli, titolare dei supermercati "Despar" e prestanome del boss di Castelvetrano, che aveva aperto un punto vendita nell'agrigentino.

Fare una richiesta estorsiva a Grigoli equivaleva a farla a Messina Denaro in persona, un episodio che rischiava di turbare il clima di pacifica convinvenza tra le cosche che lo stesso Provenzano aveva instaurato all'indomani dell'arresto di Totò Riina che aveva posto fine alla strategia stragista di Cosa Nostra. Una strategia alla quale tanto Bernardo Provenzano quanto Matteo Messina Denaro avevano preso parte attivamente, prima di scegliere la via del silenzio.

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