Spesso si soffermava con loro e gli offriva da bere e regalava soldi. Sergio Rossi, salernitano ed ex esponente del Movimento Sociale, non immaginava che Fanel Gurlea sarebbe diventato il suo carnefice. Una banale discussione per pochi euro prima di essere colpito alle spalle con un oggetto contundente nei pressi della stazione di Salerno. Il rumeno è stato condannato a venticinque anni di reclusione dai giudici della Corte d'Assise del Tribunale di Salerno. Nel pomeriggio la decisione.

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Quattro anni e quattro mesi la pena stabilita per la complice, Elena Bot, accusata di favoreggiamento. In buona sostanza i giudici hanno accolto le richiesta avanzate dal sostituto procuratore Roberto Penna (il pm aveva chiesto trent'anni per Gurlea e cinque anni per Elena Bot).

Offriva da bere e regalava soldi al suo assassino

Fanel Gurlea era accusato anche di furto. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dopo l'aggressione, aveva rubato il telefono cellulare della vittima.

Elemento, quest'ultimo, che ha finito con l'incastrare il rumeno che pochi istanti dopo utilizzò il telefono per contattare la sorella per riferirgli che aveva necessità di rientrare nel giro di pochi giorni in Romania. Lo stesso pm titolare dell'inchiesta ha specificato le leggerezze commesse dopo l'aggressione di Sergio Rossi. Nel corso del dibattimento la difesa, sostenuta dall'avvocato Pierluigi Spadafora, ha sostenuto la tesi che la ferita mortale sarebbe stata provocata da una caduta evidenziando che l'ex esponente del Movimento Sociale versasse in stato d'ebbrezza. Versione sostenuta davanti ai giudici dal consulente tecnico della difesa e duramente censurata dal sostituto procuratore.

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Quattro anni e quattro mesi alla complice

Il pm ha controbattuto la tesi sostenuta dalla difesa, in relazione al presunto stato di ebbrezza di Sergio Rossi, rilevando che l’uomo era abituato ad assumere alcol e la quantità rilevata dagli accertamenti non potevano provocare una caduta da barcollamento. Sentenza di condanna anche per Elena Bot che, secondo l'accusa, avrebbe aiutato Gurlea, detto Fanic, ad eludere gli investigatori e a pianificare ed attuare il piano di fuga con l'aiuto della sorella Maria.

La decisione dei giudici è stata accolta con moderata soddisfazione dai familiari che si sono costituiti parte civile nel processo attraverso l'avvocato Michele Sarno. Per Gurlea sono stati disposti anche tre anni di libertà vigilata. 

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