Le risorse economiche dell'Isis sarebbero fondate sui giacimenti petroliferi dei territori occupati dal sedicente Califfato, ma anche da finanziamenti provenienti, si suppone, da non precisate fonti della penisola arabica. Le campagne militari in Siria, Iraq e Libia che vedono palesemente in difficoltà i miliziani jihadisti, i continui bombardamenti subiti dall'aviazione americana e russa, starebbero mettendo in ginocchio lo Stato Islamico anche dal punto di vista economico.

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Aumentano le diserzioni

Cosa spinge i "foreign fighters" ad abbracciare la causa islamista? Vero che in alcune circostanze ci sono idee distorte che fanno presa su giovani provenienti da realtà precarie e disagiate ma nella maggior parte dei casi i combattenti stranieri sono mercenari pagati. Senza compensi non combattono ed il fatto che lo Stato Islamico sia sempre più a corto di contante sta provocando un numero sempre più elevato di diserzioni.

Secondo Peter Gersten, generale dell'esercito degli Stati Uniti, le defezioni tra i miliziani jiahdisti negli ultimi mesi sarebbero aumentare addirittura del 90 per cento. Naturalmente l'ufficiale americano attribuisce tutto ciò ai meriti dell'aviazione a stelle e strisce, i cui raid avrebbero colpito obiettivi specifici, mirando ad indebolire il potere economico del Califfato. Recenti incursioni in Siria ed Iraq avrebbero portato alla distruzione di oltre mezzo miliardo di dollari in banconote, risorse destinate proprio al pagamento dei miliziani.

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Si tratta di un "lavoro ai fianchi" che dovrebbe portare al progressivo indebolimento delle forze militari islamiste.

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