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Se la multa non può essere contestata immediatamente, le relative autorità spediscono il verbale a casa del proprietario dell’auto. Questi, deve comunicare generalmente entro i 60 giorni successivi al Comando dell’organo accertatore e con raccomandata A/R, le generalità e i dati di chi si trovava alla guida al momento dell’infrazione. E infatti a quest’ultimo che saranno decurtati i punti dalla patente. Viceversa qualora il proprietario al quale è spedito il verbale di accertamento non dovesse comunicare i dati del conducente o dovesse provvede con ritardo, i punti della patente non saranno decurtati a nessuno, ma il proprietario deve pagare una 2^ sanzione amministrativa pecuniaria.

A tal proposito l’orientamento della giurisprudenza maggioritario è concorde nel ritenere che la sanzione amministrativa per l’omessa comunicazione dei dati del conducente deve essere pagata anche nel caso in cui viene proposto ricorso e il verbale di accertamento venga annullato dal Giudice di Pace o dal Prefetto.

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Ma cosa succede se si indica una persona diversa da quella effettivamente al volante, al fine di evitare la decurtazione dei punti della patente? A tale domanda ha risposto la Corte di Cassazione con la sentenza n. 19527 dell’11 maggio 2016 che ha condannato alla reclusione un automobilista che dopo l’invito degli agenti di polizia a fornire i dati della patente ha invece dato un’indicazione non vera sull’effettivo conducente del veicolo.

Quando scatta il reato di falsa attestazione al pubblico ufficiale?

Protagonista del caso da cui trae origine la sentenza della Suprema Corte è stato un automobilista che dopo aver appunto comunicato un conducente diverso da quello realmente alla guida si è visto sconfessare quanto dichiarato. Infatti in tal caso la fotografia scattata dall’autovelox ha in breve messo in luce come alla guida dell’auto si trovasse non un anziana signora di cui erano state date le generalità della patente di guida, ma un giovane. Da qui dunque la denuncia per il reato di falsa dichiarazione ad un pubblico ufficiale cui all’articolo 495 c.p.

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Come precisato dagli Ermellini, la condotta incriminante infatti può estrinsecarsi nella forma sia scritta sia orale, non essendo sufficiente a tal fine un contegno meramente passivo. Ne consegue che quello che rileva è la dichiarazione falsa fornita ad un pubblico ufficiale e non  l’intento fraudolento di evitare la decurtazione dei punti della patente.

Multa: obbligatoria la taratura dell’autovelox

Sempre per restare in tema di multe, la Corte di Cassazione con una recente sentenza la numero 9645 dell’11 maggio ha precisato che tutti gli autovelox devono essere periodicamente tarati. Tali verifiche devono inoltre essere attestate con certificazioni di conformità e omologazione. In mancanza del rispetto di un obbligo di taratura per gli autovelox mobili, tutte le multe per eccesso di velocità sono da ritenersi nulle. Anche la Corte Costituzionale, dal canto suo, con la sentenza n.113/2015 ha dichiarato l’illegittimità del CdS nella parte in cui non contempla l’obbligo di sottoporre a revisione e verifica del funzionamento periodico degli strumenti di controllo della velocità.

La Corte, quindi schierandosi con gli automobilisti ha previsto un’esplicita possibilità di sollevare la contestazione per mancata taratura dell’autovelox  e obbligare la pubblica amministrazione a provare il contrario esclusivamente con il certificato di omologazione. Ad avvalorare quanto previsto dai giudici della Consulta, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, molto prima ha sottolineato l’obbligo, peraltro sempre ignorato dalla PA, di sottoporre a taratura periodica autovelox affinché essi possano funzionare in modo efficiente. Per altre info di diritto potete premere il tasto Segui accanto al nome.