In questi ultimi giorni si sta parlando dell'inchiesta del "New York Times" su Donald Trump e il comportamento da "marpione" che avrebbe avuto con alcune donne sue collaboratrici. Tutto è iniziato da una lettera di una denuncia di una trentina di donne ex collaboratrici del magnate repubblicano, tra cui ex colleghe,modelle ed ex collaboratrici. In seguito, il "New York Times" ha pubblicato un'inchiesta dove sono riportate 50 interviste a donne che hanno lavorato con Trump, le quali hanno sostenuto che il candidato del Partito Repubblicano gli ha fatto delle avances e/o ha fatto apprezzamenti sul loro corpo.

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La vicenda è stata ripresa sui maggiori media statunitensi e mondiali e come reazione Trump ha accusato di "disonestà" i media e affermato di aver sempre trattato bene le donne.

Macchina del fango?

Che Donald Trump abbia atteggiamenti assai controversi e comportamenti ben poco condivisibili è fuori discussione, eppure questa inchiesta mediatica sembra essere partita "a orologeria" per screditare il candidato repubblicano proprio nel suo momento di maggiore ascesa politica.

Diversi commentatori politici (statunitensi e non) stanno parlando di una vera e propria "macchina del fango", e tra di questi sono da segnalare, tra gli italiani, il blogger Cesare Sacchetti su il "Fatto Quotidiano" e il regista nonché controverso "ricercatore cospirazionista" Massimo Mazzucco sul sito web "Luogocomune".

Secondo gli interessanti articoli di Sacchetti e Mazzucco l'eccessiva copertura mediatica risulta alquanto "ambigua" e si potrebbe trattare di una "mossa" dell'establishment politico per "zittire" Trump, la cui ascesa effettivamente tende a dare fastidio allo stesso establishment, forse anche per via del suo progetto di una politica estera non interventista.

Il problema del "machismo" nella cultura dominante degli States

L'inchiesta sul "sexgate" di Trump a molti risulta "ambigua" anche e sopratutto perché il candidato repubblicano non è di certo l'unico politico e/o personaggio influente che risulta o si pensa sia stato coinvolto in atteggiamenti giudicati "machisti", e lo stesso Bill Clinton e pare anche Obama non sono stati esenti da episodi simili.

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C'è anche da segnalare che negli USA c'è effettivamente un problema di "machismo" a livello di "cultura dominante", e tra le sue espressioni, oltre ai comportamenti "spregiudicati" di alcuni politici e/o magnati (Trump compreso), non si possono non segnalare anche alcune visioni della donna "machiste" date a volte nell'industria cinematografica o nell'industria musicale, ad esempio in alcuni filoni del genere musicale "egemone" del rap/hip hop ( e più raramente del pop/rock), ma però tutto ciò non sembra dare fastidio all'establishment, tanto meno quello "liberal" che ruota intorno al Partito Democratico.