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Secondo quanto riportato in un articolo del Giornale e da altri quotidiani, la giovanissima foreign fighter italiana Meriem Rehaily è ufficialmente ricercata per terrorismo. La ventunenne di origini marocchine era partita per la Siria nel 2015, allo scopo di unirsi ai miliziani dell'autoproclamato Stato Islamico e da quel momento si erano perse le sue tracce.

Il viaggio Italia-Turchia destinazione Siria

Sempre secondo quanto riportato dal già citato articolo del Giornale, la giovanissima foreign fighter era partita dall'Italia verso la Turchia, per poi in seguito approdare nelle terre del Califfato.

Più precisamente, la ragazza era partita da Bologna ed era arrivata in Turchia: aveva attraversato il confine con la Siria, così come tantissimi altri foreign fighters partiti per andare a combattere nel nome della guerra "santa" contro l'Occidente e il mondo "infedele".

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Da diverso tempo Meriem era diventata seguace dell'islamismo più radicale, arrivando alla radicalizzazione grazie alla propaganda diffusa dai gruppi islamisti radicali nei loro siti web.

Il fenomeno dei 'foreign fighters' del Califfato

Meriem è solo una delle tante e dei tanti giovanissimi "foreign fighters" che hanno deciso di abbandonare tutto pur di combattere nel nome della jihad anti-occidentale e nella speranza di un "nuovo ordine mondiale" fondato sul potere del Califfato.

Meriem fa parte dei tanti giovani indottrinati alla causa islamista radicale, illusi che essa possa essere la "chiave di svolta" per quei problemi di giustizia sociale che vi sono nei paesi arabi e islamici, problemi a cui c'è da attribuire una buona parte di responsabilità alla recente politica estera degli Stati Uniti D'America.

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Purtroppo, c'è da segnalare che questi foreign fighters così giovani cadono vittime della manipolazione operata dall'estremismo islamista ed invece di lottare per più giustizia sociale finiscono per combattere nel nome di un'ideologia oscurantista e tirannica, qual'è quella diffusa dall'autoproclamato Stato Islamico.