E’ stato arrestato dopo vent’anni di latitanza il boss della ndrangheta Ernesto Fazzalari. Era uno degli uomini più ricercati, alla stregua di Matteo Messina Denaro che le polizie di tutto il mondo cercano, ma non trovano. L’operazione di cattura si è svolta all’alba e Fazzalari è stato ammanettato dai Carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria coadiuvati dalla squadra dei Cacciatori della Calabria. Non era molto lontano Fazzalari; è stato sorpreso nel sonno in un’abitazione nella Piana di Gioia Tauro, zona ad alta densità mafiosa e al momento dell’arresto non ha opposto resistenza.

Insieme al latitante c’era una donna, arrestata anch’essa per concorso di detenzione di arma comune da sparo e ricettazione. Nella casa sono stati rinvenuti munizioni tra cui una pistola con matricola abrasa e altro materiale al vaglio degli inquirenti.

La piana di Gioia Tauro fortino della Ndrangheta

I piccoli paesi della piana di Gioia Tauro sono stati da sempre al centro di faide tra le cosche che hanno avuto come protagonisti uomini spietati come il Fazzalari, che si è sempre contraddistinto perché aveva il grilletto facile e non esitava a sparare come un pazzo. Fazzalari era conosciuto con il soprannome di U lentu, ma più che lento era veloce ed esperto a maneggiare armi che usava con precisione chirurgica.

La sua ferocia è rimasta legata a un episodio particolare avvenuto durante le lotte tra le cosche, che hanno insanguinato il territorio. Erano gli anni 90 all’incirca e le vendette venivano compiute davanti a tutti; fu durante quegli anni che Fazzalari firmò un omicidio, sparando alla testa mozzata di chi aveva sgarrato e doveva pagare con la vita l’onta del tradimento.

I pentiti parlano di lui come il sicario preferito dai clan. Il suo potere indiscusso è stato esercitato anche quando si è dileguato, facendo perdere le sue tracce, cosa che gli ha conferito ancora di più il ruolo di capo dei capi.

Soddidfatto il premier Matteo Renzi che ha ringraziato le forze dell'ordine con un tweet

Alla sua cattura si è arrivati tramite le confessioni dei pentiti che hanno reso possibile l’arresto di questa primula, uccel di bosco da venti anni e che da oggi sarà condotto in galera.

E’ contento il procuratore capo della Dda, Federico Cafiero de Raho, in quanto con quest’operazione lo Stato ritorna a far sentire la sua presenza, annientando un potere malavitoso, che si stava allungando come un’ombra sulla società civile. Soddisfatti della riuscita dell’operazione anche il Ministro dell’Interno Angelino Alfano, nonchè il ministro della Difesa Roberta Pinotti che ha elogiato la brillante operazione delle forze dell’ordine, così come ha fatto Matteo Renzi, attraverso un tweet che non ha mancato di congratularsi con i Giudici oltre che con i Carabinieri. Stiamo veramente sguarnendo il fortino dei boss, o c’è d’aspettarsi una roccaforte dove per un capo arrestato altri ne sono proclamati?