Anche il colpo di stato fallito in Turchia ha riaperto il tema della tortura. La repressione scatenata contro i traditori non ha infatti risparmiato scene di maltrattamenti che hanno già fatto il giro del mondo. Soldati ammassati e legati a torso nudo in tribunali improvvisati; linciaggi in pubblico e addirittura la decapitazione di un militare ad opera della folla a Istanbul. Il primo ministro turco Binali Yildirim ha affermato che “il desiderio della pena di morte espresso dai nostri cittadini per noi è un ordine, ma prendere una decisione affrettata sarebbe sbagliato”.

Intanto proseguono gli arresti e con essi salgono le preoccupazioni circa le sorti delle persone ritenute tra i responsabili del fallito golpe. Tanto che i richiami al rispetto della democrazia e dei diritti umani non sono tardati ad arrivare, sia dagli Usa che dai paesi dell’Unione Europea. Il ministro degli esteri francese Jean-Marc Ayrault, ad esempio, ha detto che il fallito colpo di stato in Turchia non ha dato al presidente Erdogan un “assegno in bianco” per bypassare i principi democratici. Ma la repressione continua, con epurazioni e minacce di cambiamenti nel segno di una rotta ben poco democratica.