La storia si ripete, erano in tanti che pensavano di essersi lasciati alle spalle un periodo buio. Lo hanno detto ad alta voce, con convinzione, nel momento in cui Barack Obama è entrato alla Casa Bianca come inquilino prinicipale. Il secondo mandato del primo afroamericano presidente degli Stati Uniti volge al termine e, purtroppo, sta lasciando in eredità un'America violenta in cui, a distanza di anni, sono riesplose con preoccupante violenza le questioni razziali. La prima settimana di luglio ha tracciato un'allarmante scia di sangue: tre cittadini afroamericani uccisi da agenti di polizia, due dei quali disarmati.

Sono solo gli ultimi di una lunga serie. Cinque agenti assassinati durante una manifestazione di protesta a Dallas, episodio che viene archiviato come un atto commesso da uno squilibrato.

I killer di Dallas e del Minnesota

Micah Johson, il killer di Dallas, avrebbe agito da solo. Avrebbe organizzato l'attacco alla polizia durante la manifestazione organizzata per protestare contro l'uccisione di Philando Castile in Minnesota. Su quest'ultimo episodio davvero pochi dubbi su come siano andate le cose, l'agghiacciante video girato da Diamond Reynolds, la fidanzata di Philando, mostra chiaramente come il poliziotto che ha sparato lo ha fatto senza alcuna evidente motivazione. La polizia ha identificato il collega dal grilletto facile: si tratta di Jeronomo Yanes, ispanoamericano, veterano delle forze dell'ordine.

Tornando a Micah Johnson, è un reduce della guerra in Afghanistan durante la quale è stato accusato di molestie sessuali nei confronti di una soldatessa. Nonostante i patemi vissuti sotto le armi, amici e vicini di casa lo dipingono come una persona tranquilla. Soprattutto, non sarebbe stato vicino a movimenti come "Black Panther" e "African American Defense League", i cui militanti hanno riportato in voga dopo oltre quarant'anni gli slogan del "Black Power", ed il suo unico legame con i citati militanti si sarebbe fermato ad un paio di "Like" su Facebook.

La polizia non ha comunque dubbi nel considerarlo autore dellastrage di Dallas che, oltretutto, gli è costata la vita. Johnson è rimasto ucciso da un robot imbottito di esplosivo.

Una città sotto assedio

Nonostante l'eccidio sia stato archiviato come un fatto isolato, la tensione a Dallas rimane altissima. Ci sarebbero nuove minacce nei confronti delle forze di polizia, giunte al telefono e via Internet, e le attuali misure di sicurezza sarebbero state ulteriormente innalzate trasformando la metropoli texana in una città sotto assedio.

L'ultima segnalazione, probabilmente opera di un mitomane, aveva indicato la presenza di un uomo con indosso una maschera nera vicino al dipartimento di polizia. Le forze speciali hanno circondato l'area ma del presunto intruso non c'era alcuna traccia.

Proseguono le proteste

Un sit-in di 135 ore di protesta, una per ciascun afroamericano ucciso nel 2016 dalla polizia. Una manifestazione simbolica che è organizzata dagli attivisti del movimento "Black Lives Matter" a Denver, in Colorado. Mette in luce la gravità del problema vissuto negli Stati Uniti, in considerazione delle cifre. Altri cortei di protesta si sono tenuti a San Francisco, dove è stata occupata la rampa del Bay Bridge, a Detroit ed a Baton Rouge, in Lousiana. Qui, all'inizio della scorsa settimana, è morto Alton Sterling, 37enne afroamericano venditore ambulante che è stato ucciso dai colpi di pistola sparati praticamente a bruciapelo dagli agenti di polizia.

Anche in questo caso un video girato sul posto inchioda gli esponenti delle forze dell'ordine. Sempre a Baton Rouge sono scattate le manette per uno dei più noti attivisti di "Black Lives Matter". DeRay McKesson è stato fermato dalla polizia lungo l'autostrada Airline Highway, non si conoscono ancora le reali motivazioni dell'arresto.

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