Rodrigo Duterte ha assunto l'incarico di presidente delle Filippine un mese fa, dopo aver ottenuto una netta vittoria alle elezioni con quasi il 40% dei voti a suo favore. Durante la campagna elettorale ha promesso un programma politico tanto semplice quanto sinistro: la guerra ad oltranza contro la criminalità, specialmente quella che si occupa dello spaccio di droghe.

Visto così sembrerebbe un progetto apprezzabile; il problema è che, a ben vedere, le modalità attraverso cui Rodrigo Duterte ambisce a realizzarlo hanno destato nelle organizzazioni per i diritti umani profonde preoccupazioni, che sono diventate paura dopo appena un mese dalla proclamazione presidenziale.

Prima di vincere le elezioni, il nuovo presidente filippino si era infatti reso protagonista di dichiarazioni molti forti: tra le tante, ha fatto particolare scalpore quella secondo cui 'Il paese ha bisogno di essere ripulito. Per fare ciò dovrà scorrere del sangue'. Duterte si riferiva alla crescente criminalità ed in particolare all'espansione del mercato delle droghe nelle principali città delle Filippine.

'Mio Dio, odio le droghe. Devo uccidere delle persone perché queste droghe le odio' -ha detto ad un forum tenuto a gennaio presso l'università di Manila. Il tutto in nome di una restaurazione dell'ordine pubblico e della 'pace', che Duterte ha garantito sarà raggiunta entro sei mesi dall'inizio del suo mandato.

Finora l'ex sindaco di Davao, dove già passò agli onori della cronaca dopo che gli fu riservato il simpatico soprannome 'The Punisher' da parte del Time Magazine, finora ha già fatto numerose proposte per 'salvare' le Filippine, come la reintroduzione della pena capitale e l'imposizione di un coprifuoco nelle ore notturne per i minori d'età.

Un mese con Rodrigo Duterte: 420 morti

Secondo la 'Kill List', aggiornata costantemente dal The Philppines Daily Inquirer, da quando Rodrigo Duterte ha assunto l'incarico presidenziale almeno 420 persone sospettate di spacciare droga sono state uccise in varie località del paese: di queste, 122 sono decedute in seguito ad aggressioni di individui non identificati, mentre le morti restanti sono da attribuire alle attività delle forze dell'ordine.

Numeri che parlano da soli, se si considera che tra l'1 gennaio e l'8 maggio (il giorno precedente alla vittoria delle elezioni) sono state uccise soltanto 39 persone in totale. Questalista è però presumibilmente'Molto, molto più lunga di quanto abbiamo riportato' - ha detto Sara Pacia, corrispondente del Daily Inquirer, in un'intervista a Vice News, facendo capire di non poter controllare tutto quello che succede.

Le idee di Rodrigo Duterte hanno trovato terreno fertile in un paese come le Filippine, che sulla base di un'indagine svolta dal Centro di Ricerca sulla Giustizia dell'Università delle Americhe risulta essere il primo paese al mondo per impunità dei criminali, superando da questo punto di vista stati come il Messico e la Colombia. Considerata questa tendenza, il nuovo presidente la sfrutterà al massimo per proseguire la guerra alla criminalità nei prossimi mesi: il che vuol dire che dobbiamo aspettarci un aumento nel tasso degli omicidi.

Carceri stracolme

Le Filippine hanno da tempo un problema con le strutture penitenziarie, spesso non adatte ad accogliere i detenuti. Insieme agli omicidi, la presidenza di Rodrigo Duterte è accompagnata anche da un aumento degli arresti, che sono stati migliaia nell'ultimo mese. Il South China Morning Post ha pubblicato una serie di foto impressionanti che mostrano le malsane condizioni dei detenuti nelle carceri filippine: in certe prigioni si possono trovare fino a 3.800 detenuti, nonostante queste abbiano una capacità massima di appena 800.

Le testimonianze raccolte dal sito cinese mostrano spazi ristrettissimi con centinaia di detenuti ammassati uno sull'altro; a quanto si dice, certi individui non reggono e impazziscono. Alcuni attivisti nelle Filippine già parlano di 'crisi umanitaria' a tutti gli effetti.

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