Dopo gli ultimi attentati in Francia e Germania la morsa della paura cinge l'Europa e per molti quella contro il terrorismo è diventata una "battaglia di civiltà". Gran parte degli organi di informazione del vecchio continente hanno però preferito tacere su quanto accaduto lo scorso 19 luglio, quando il governo siriano ha lanciato un appello all'ONU ed invocato sanzioni contro quei Paesi occidentali che non rispettano le risoluzioni imposte dalle stesse Nazioni Unite.

All'indomani della strage di Nizza, il presidente francese Francois Hollande ha annunciato che il suo governo avrebbeintensificato le azioni militari in Siria ed Iraq e, in effetti, l'aviazione transalpina ha compiuto alcuni raid in territorio siriano. Tutto ciò ha scatenato le ire del regime di Damasco che ha parlato di "ingiustificata aggressione" ed ha bollato l'attacco come un "atto terroristico contro la popolazione civile".

I raid dell'aviazione francese

La questione è finita sul tavolo del segretario generale dell'ONU, Ban Ki-Moon, e del presidente del consiglio di sicurezza, Koro Bessho. "Gli aerei da guerra della Francia che fanno parte della cosiddetta "Coalizione Internazionale" guidata dagli Stati Uniti - si legge nell'appello scritto dal governo di Bashar al-Assad - hanno perpetrato un ingiusto massacro in territorio siriano. L'aggressione al villaggio Toukhan al-Kubra a nord del Manbij ha provocato la morte di 120 civili tra i quali donne e bambini. Sono centiniai i dispersi tra le macerie".

L'attacco francese ha seguito di un giorno il raid americano a Manbij, considerata una roccaforte dell'Isis,città cinta d'assedio da diversi mesi dalle forze curde anch'esse parte della coalizione. Il presidente Assad non ha dubbi. "Francesi e statunitensi inviano le loro bombe contro il popolo siriano - si legge nella nota inviata all'ONU - invece di attaccare i terroristi che, a loro volta, uccidono i civili".

Si tratterebbe dunque di un'ulteriore prova di come "Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Turchia, Arabia Saudita e Qatar sostengono i terroristi di Jabhat al-Nusra, Jaish al-Fatah, Jaish al-Islam e altre sigle affiliate all’Isis e Al Qaeda, quelli che loro definiscono "gruppi moderati". Queste nazioni sono colluse con i terroristi". Da Damasco pertanto la richiesta di un intervento delle Nazioni Unite affinché condannino "i massacri compiuti da Francia e Stati Uniti" ed anche l'invito "a tutti coloro che vogliono davvero combattere il terrorismo, ad unirsi all'autorità legalmente costituita dal governo siriano ed all'esercito regolare".

La risoluzione ONU 2170 del 2014

La richiesta del governo siriano non è affatto campata in aria. Poggia anzi su basi solidissime perché esiste una risoluzione delle Nazioni Unite, la 2170 del 2014, che prevede "misure per ostacolare ogni tipo di supporto ai terroristi dello Stato Islamico e del Fronte Al Nusra". L'ONU ha inoltre chiesto agli Stati membri di adottare qualunque mezzo per impedire il flusso di foreign fighters partiti dall'Occidente per arruolarsi nelle milizie jihadiste.

Non è mai stata accertata la provenienza di finanziamenti ed armi all'Isis ma si è sempre pensato che partissero dalla penisola arabica. Corrisponde al vero, invece, che i governi occidentali hanno armato e finanziato il fronte "anti-Assad" oggi guidato in prevalenza da combattenti tutt'altro che moderati. "La Siria combatte da sola una guerra estenuante a favore dell'umanità", aveva detto a suo tempo il segretario generale dell'ONU, Ban Ki-Moon. Oggi al fianco del fedele alleato è scesa la Russia di Putin il cui contributo nella guerra allo Stato Islamico è stato riconosciuto anche dall'Unione Europea. Ma in fin dei conti è il tanto temuto "Islam" a combattere in prima linea il terrorismo internazionale ed ha pagato un prezzo altissimo: sono migliaia le vittime innocenti che i jihadisti hanno seminato entro i confini dei Paesi musulmani, cifre che fanno impallidire quelle degli eccidi commessi sul suolo europeo.

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