Cinquemila anni di storia, dove sono passati amorriti, ittiti, assiri, macedoni, romani, bizantini, mongoli e turchi. Oggi Aleppo sta vivendo uno dei momenti più tragici della sua storia plurimillenaria. Alcuni dei più importanti gruppi ribelli al regime di Bashar al-Assad vi si sono asseragliati da diversi giorni senza alcuna possibilità di fuga.Tra le forze lealiste e quelle rivoluzionarie vige un teorico "cessate il fuoco".

Sulla carta, l'obiettivo dei militari siriani sono i jihadisti del Fronte Al Nusra. Non sono alleati dell'Isis ma fedeli ad Al Qaeda, per loro comunque non è valida alcuna tregua ma è ovvio che il regime, in piena azione bellica, non può e, soprattutto, non vuole fare alcuna differenza. Ad Aleppo si combatte una battaglia che potrebbe risultare decisiva per il lungo conflitto ma la popolazione civile rischia seriamente di andare incontro al massacro.

Prosegue l'assedio di Aleppo

Le forze ribelli e le milizie jihadiste hanno intenzione di vendere cara la pelle. Non hanno scampo, l'esercito siriano controlla la strada del Castello edha chiuso qualunque via di fuga oltre ad aver tagliato i rifornimento di viveri e di armi che arrivavano solitamente dalla Turchia. Eppure, anche con le spalle al muro, i ribelli non si arrendono. Padre Ibrahim al-Sabbagh, frate francescano che opera nella zona occidentale di Aleppo, parla di "situazione disperata".

"La scorsa settimana - ha detto, lanciando un appello all'occidente - sono caduti almeno 250 razzi in un solo giorno nella parte ovest della città, lanciati dai ribelli. Costoro non sono affatto ribelli "moderati". Non si possono definire tali persone che ogni giorni sparano razzi e colpi di mortaio su abitazioni, chiese, scuole ed ospedali".

Esecuzioni sommarie ed attentati

Pensiamo alle manifestazioni di solidarietà ai ribelli siriani, a tutti coloro che avevano accolto con gioia la rivoluzione considerata inizialmente il proseguo naturale della Primavera Araba.

Oggi sappiamo che la presunta Primavera è stata in realtà un pretesto per instaurare feroci dittature militari, come accaduto in Egitto, e rafforzare l'islamismo radicale. Le immagini di qualche giorno fa hanno fatto rapidamente il giro del mondo, quelle di un gruppo di ribelli che hanno decapitato un bambino di 12 anni accusato di essere "filogovernativo". Gli autori di questo ignobile crimine fanno parte del gruppo armato 'Nour al-Din al-Ziki' che in questi lunghi anni ha goduto del supporto economico di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Turchia, Qatar ed Arabia Saudita, essendo uno dei principali dello schieramento anti-Assad.

Non è l'unica esecuzione sommaria avvenuta in questi giorni ad Aleppo dove gli assediati hanno intenzione di fare terra bruciata. Oltretutto, nonostante il supporto logistico dell'aviazione russa, non sarà facile per l'esercito siriano aver ragione delle "sacche di resistenza". Due giorni fa almeno una quarantina di militari sono morti dopo che i combattenti ribelli hanno fatto esplodere un tunnel nella zona di Aleppo in mano al regime di Damasco.

Civili morti nei raid aerei

La situazione non è differente a Manbij, altra città nel Nord della Siria, martoriata dai raid aerei statunitensi e sotto l'attacco delle milizie curde. Si tratta del secondo fronte siriano, quello che si muove praticamente in parallelo con la controffensiva del regime ed il cui obiettivo sono le roccaforti dell'Isis. Sarebbe altissimo il numero dei civili rimasti uccisi nel corso dei bombardamenti. Nell'assedio della città, durato diversi mesi, sono rimasti intrappolati oltre 150 mila persone tra le quali circa 35 mila minori. I miliziani dell'Isis rimasti a Manbij sarebbero poche centinaia. Spezzate queste sacche di resistenza, tanto l'esercito filoamericano quanto quello governativo appoggiato dalla Russia potrebbero puntare su Raqqa, capitale del sedicente Califfato.La guerra contro l'Isis sta per essere vinta ma il prezzo pagato in termini di vite umane sarà altissimo.

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