Ventiquattro anni, due mesi e tre giorni. Tanto è passato dalla strage di Capaci, tanto ci è voluto per arrivare a una nuova sentenza sui fatti del 23 maggio 1992, giorno in cui la Mafia fece saltare in aria in autostrada (all’altezza di Capaci, a pochi chilometri da Palermo) l’auto in cui viaggiava il giudice Giovanni Falcone, assieme alla moglie Francesca Morvillo e alla scorta formata dagli agenti Antonio Montinaro, Rocco Di Cilo e Vito Schifani. Il processo Capaci bis, iniziato proprio il 23 maggio del 2014, ha emesso i suoi verdetti: quattro ergastoli e un’assoluzione.

Di chi si tratta? E’ una sentenza giusta? Cosa rimane ancora da scoprire?

La strage, Capaci I e Capaci bis

Giovanni Falcone era un magistrato italiano e aveva da poco compiuto 53 anni il giorno in cui perse la vita a Capaci, nell’attentato che aprì una nuova stagione di stragi firmate dalla Mafia. Il 19 luglio del 1992, stesso anno, medesima sorte toccò al magistrato Paolo Borsellino. Falcone fece parte del pool antimafia che costituì il primo grande processo in Italia contro Cosa Nostra: si tratta del maxiprocesso di Palermo, che in primo grado si concluse nel 1987 con l’emissione di ben 360 condanne, tra cui 19 ergastoli e un totale di 2665 anni di carcere e 11,5 miliardi di lire di multe da pagare.

Il terzo grado di giudizio del processo si concluse nel 1992, quando la Cassazione confermò le condanne emesse in primo grado e annullò gran parte delle assoluzioni pronunciate in Appello. Fu questo il duro colpo inflitto alla Mafia, quello che la indusse a tornare a colpire con una serie di attentati. Il 23 maggio di quello stesso anno, la vittima fu Falcone, e con lui la moglie e la scorta.

Il primo processo per la strage di Capaci si aprì nel 1995 e in primo grado produsse 22 ergastoli, tra cui quelli di Salvatore Riina e Bernardo Provenzano. L’ultimo stralcio di Capaci I si concluse formalmente nel 2008, quando la Cassazione confermò la sentenza del 2006, foriera di altre dodici condanne.

Il 2008, però, è anche l’anno in cui Gaspare Spatuzza (ex mafioso di Brancaccio) comincia a collaborare con la giustizia.

Dalle sue dichiarazioni, assieme a quelle di Fabio Tranchina, nasce il processo Capaci bis, che inizia nel 2014 e conta 5 imputati: Salvatore Madonia, Cosimo Lo Nigro, Giorgio Pizzo, Vittorio Tutino e Lorenzo Tinnirello. Risultato? Qui si arriva al presente, poiché la Corte d’Assise di Caltanissetta ha appena emesso la sua sentenza: quattro ergastoli (per Madonia, Tinnirello, Lo Nigro e Pizzo) e un’assoluzione (per Tutino).

Le reazioni, ci sarà un Capaci Ter?

Capaci bis ha portato a galla e giudicato il ruolo della famiglia mafiosa di Brancaccio nella progettazione e realizzazione dell’attentato. Ma tutto finisce qui? No: il procuratore di Caltanissetta facente funzioni Lia Sava sostiene che “potrebbe esserci un Capaci ter”, con riferimento agli intrecci tra Mafia, Stato, forze politiche e Massoneria che potrebbero far emergere nuove responsabilità.

Ma, intanto, un indagato esiste già: è il latitante (dal ’93) Matteo Messina Denaro, accusato di essere coinvolto nella strage di Capaci e anche in quella di via d’Amelio.

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