Dopo cinque processi Alberto Stasi è stato condannato a 16 anni per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi. giustizia sembrava fatta se non fosse che c'è in vista una nuova battaglia legale. La famiglia Poggi, tramite il suo legale Gianluigi Tizzoni, notizia riportata anche da un noto giornale italiano, chiede che la pena dello Stasi, ora detenuto modello nella prigione di Bollate (Milano), sia esecutiva in tutti i suoi aspetti.
Infatti la Corte d'Assisi di Milano ha condannato Alberto Stasi non solo a 16 anni di carcere, ma anche al risarcimento di un milione e centomila euro alla famiglia della povera Chiara, più al pagamento delle spese legali.
Stasi rinuncia all'eredità del padre, per diventare un nulla tenente
Nonostante il padre Nicola, morto il 25 dicembre 2013, abbia lasciato una situazione economica florida, lo Stasi ha rinunciato all'eredità. Così facendo Alberto Stasi è diventato un nulla tenente e quindi incapace di pagare il risarcimento ai Poggi. L'avvocato dei Poggi ha dichiarato:
"Per Rita e Giuseppe Poggi, la vicenda giudiziaria è finita. E se il denaro arriva o no, non è il punto: è chiaro che nessuna cifra potrà risarcire la perdita di una figlia. Rispettando molto la sentenza dei tribunali, ritengono, però che vadano applicate per intero. L'atteggiamento di Stasi arriva da chi ha beneficiato legittimamente di molti avvocati e consulenti tecnici, viveva in una villa agiata, con una ditta tuttora funzionante, una casa al mare e una piccola imbarcazione.
La sua rinuncia all'eredità ora non può essere lasciata passare come fosse normale."
L'avvocato dei Poggi si rivolgerà al tribunale affinché Alberto Stasi paghi il suo debito. Infatti l'avvocato Tizzoni dichiara:
" Depositeremo il ricorso a settembre, mi farò affiancare dalla civilista Marta La Russa. Fino all'ultimo, spero in un atteggiamento diverso di Stasi, ma visto il comportamento attuale ne dubito."
Il legale non esclude, se lo Stato non dovesse accettare le richieste dei Poggi, di ricorrere al fondo di risarcimento per vittime di crimini commessi da nullatenenti. In Italia, però la procedura per ora è a disposizione solo per le vittime di terrorismo o mafia.