Una seconda persona e stata condannata ieri a Pavia per la morte di Chiara Poggi, dopo il fidanzato Alberto Stasi, ritenuto colpevole di omicidio e recluso per 16 anni in via definitiva. Si tratta dell'ex comandante della stazione dei carabinieri di Garlasco, Francesco Marchetto, che deve scontare due anni e mezzo di detenzione e pagare un risarcimento di diecimila euro ai famigliari di Chiara.

Marchetto è accusato di aver detto il falso nel processo di primo grado in relazione alla bicicletta nera della famiglia Stasi, vista da una testimone nei pressi della villa di via Pascoli in un orario compatibile con quello del delitto.

In un’annotazione di servizio, l’ex maresciallo attestava la non somiglianza tra quella bicicletta e un’altra nera da donna nella disponibilità di Stasi, ciò che portò gli inquirenti a non sequestrare quest’ultima bici. Una circostanza che, secondo gli avvocati della famiglia Poggi, avrebbe influenzato l'esito del processo.

Marchetto si discolpa: “Sono diventato il capro espiatorio"

Davanti al giudice Daniela Garlaschelli e al pubblico ministero Roberto Valli, Francesco Marchetto ha ribadito la sua versione, chiarendo i dettagli del sopralluogo nell' officina del padre di Alberto Stasi. “Andai nel magazzino insieme a Nicola Stasi, padre di Alberto. Appoggiata alla parete c’era una bici nera, ma non aveva le molle e aveva invece un cestino davanti. Piuttosto chiesi di controllare la centralina dell’allarme, per capire se qualcuno lo aveva tolto il giorno del delitto, ma questo non venne fatto”, ha raccontato l'ex comandante, parlando poi, a sua difesa, delle “tante ombre nell’inchiesta sull’omicidio Poggi” e dei “molti approfondimenti trascurati”.

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“Sono diventato il capro espiatorio del fallimento delle indagini su Garlasco. E invece chi doveva indagare, anche tra i familiari della vittima, non lo ha fatto”, ha detto Marchesi.

Il giudice Garlaschelli ha rinviato il dibattimento al 18 maggio, quando il ex-capo della Caserma dei Carabinieri di Garlasco potrà aggiungere altri argomenti a suo favore e forse chiarire l' “approfondimento trascurato” nei primi momenti dell' inchiesta che lo ha reso oggetto di questo processo.

Il delitto di Garlasco

Chiara Poggi, una bella ventiseienne laureata in economia, fu trovata morta nella sua villa di famiglia a Garlasco, il 13 agosto 2007. L'unico indagato per l'omicidio è stato il fidanzato Alberto Stasi, assolto dall'accusa di omicidio con rito abbreviato, sia in primo che in secondo grado, sentenza annullata dalla Corte di Cassazione il 18 aprile 2013.

Al processo bis si accerta che la bicicletta "Luxury" nera da donna della famiglia Stasi, compatibile con la bici vista da una testimone (e confusa all'epoca con una della famiglia Poggi) monta pedali "Union" - montati di serie sulla bicicletta "Umberto Dei" da uomo,colore bordeaux, di Stasi.

Invece tale bicicletta, sequestrata ai tempi dell'inchiesta, monta pedali non originali Wellgo, sui quali sono state trovate tracce dei DNA della vittima. Si suppone pertanto uno scambio di pedali tra le due biciclette della famiglia Stasi.

Il fidanzato di Chiara, Alberto Stasi, viene riconosciuto colpevole in via definitiva il 12 dicembre 2015 e condannato della Corte d'Assise di Milano a 16 anni di reclusione, pena che sta scontando nel penitenziario di Bollate.