L'inizio della vicenda risale al 2015, quando il primario del pronto soccorso dell'ospedale San Bortolo di Vicenza, dott. Antonio Maria Riboni, riprende servizio dopo un'assenza dovuta ad un servizio volontario come medico in Africa, in Sierra Leone, zona colpita dal terribile virus ebola, e nota alcune strane cose nel suo reparto.Tutta la vicenda è stata ampiamente seguita dalla stampalocale e a livello nazionale dal Corriere.

Goliardia ai tempi di Whatsapp

Le cronache riportano che tra medici ed infermieri del pronto soccorso era stato creato un gruppo sul noto socialWhatsapp dal nome "Amici di Maria".Maria è il secondo nome del primario, unico assente da tale gruppo.

Sul gruppo si svolgevano normali chiacchierate a base di sfottò ma c'era anche condivisione di immagini di pazienti e venivano lanciate "sfide" da consumare nell'esercizio delle proprie funzioni al pronto soccorso a danno degli stessi pazienti.

Dopo i primi sospetti, il dott. Riboni approfondì la cosa e poi dapprima ne parlò ai breafing del reparto poi, scoperto che si svolgevano sulla chat delle vere e proprie sfide e gare sulle dimensioni delle agocannule per la flebo utilizzate sui pazienti, ne sporse denuncia.I fatti ipotizzati dal dott. Riboni sono quanto mai gravi, in quanto non si tratta solamente di prese in giro verbali o scritte nei confronti dei pazienti fatte in privato, cosa che probabilmente è nella norma per alleviare la tensione in un pronto soccorso, ma nella sfida reale ad impiantare sui pazienti agocannule grandi piuttosto che piccole, redigendo poi classifiche con tanto di vincitori.

Indagini e provvedimenti

In difesa dei medici e degli operatori sanitari accusati è intervenuto il Sindacato, affermando secondo le parole del segretario di Nursind Andrea Bottega, riportate dalCorriere del Veneto"La vicenda era inventata e la gara mai avvenuta: ora chi pagherà i danni di immagine al Pronto Soccorso?".In seguito alla segnalazione del primario è partital'indagine con l'apertura di una procedura sanzionatoria interna all'ospedale, che si è conclusain breve con due richiami e sei "assoluzioni", più tanti trasferimenti interni. In pratica le colpe appurate che hanno determinato i richiami sono di "uno sviamento dall’attività istituzionale e un uso improprio del telefono cellulare personale, che in costanza di servizio dovrebbe essere utilizzato solo per le emergenze e non per attività di svago, come lo scambio in una chat privata di messaggi e di immagini dal contenuto futile, di dubbio gusto e lesivo della dignità dei pazienti".

Oggi veniamo a sapere che un provvedimento disciplinare è stato preso anche nei confronti del dott. Antonio Maria Riboni.Sospeso dal servizio da venerdì scorso, e lasciato a casa senza stipendio, sino al 2 ottobre, quando pare che sia stato poi invitato ad usufruire dei suoi numerosissimi giorni di ferie accumulati.Il dottor Riboni si è in breve ritrovato da accusatore ad accusato di leggerezza nel denunciare quello che era "solamente un gioco gogliardico" e la cosa non gli va giù. Infatti il medicoha deciso di rivolgersi alla Magistratura tramite i suoi avvocati per ottenere chiarezza su tutta la vicenda.