La tregua è ufficialmente finita e non ha portato a nulla, come si temeva. Il governo di Damasco ha annunciato la fine del 'cessate il fuoco' ed ha preso una massiccia azione di guerra nei confronti dei quartieri di Aleppo ancora sotto il controllo dei ribelli. L'opposizione, in primo luogo il sedicente Osservatorio siriano per i diritti umani, ha duramente protestato definendo "unilaterale" la decisione di Bashar al-Assad.

Pubblicità
Pubblicità

Il presidente siriano si è difeso, sottolineando che "sono stati i ribelli a violare più volte la tregua durante l'ultima settimana" e, oltretutto, è tornato ad accusare gli Stati Uniti di "complicità con lo Stato Islamico" dopo il bombardamento subito lo scorso fine settimana alla base di Deir el-Zor da parte di aerei della coalizione internazionale a guida USA. In base alle dichiarazioni statunitensi che hanno ammesso il raid, si è trattato di un "tragico errore": la struttura sarebbe stata scambiata per un avamposto dell'Isis. Ad ogni modo in Siria si riprende ad uccidere ma in fin dei conti non si è mai smesso.

Pubblicità

Soccorsi giunti a Telbise ma non ad Aleppo

Poche ore dopo l'annuncio ufficiale della fine della tregua da parte di Damasco sono riprese le operazioni militari ad Aleppo, obiettivo i quartieri Amiriyah e Sukkari che sarebbero quasi interamente sotto il controllo delle forze ribelli delle quali fa parte ancora l'ex Fronte Al Nusra. In questo arco di tempo un convoglio composto da 45 camion con aiuti umanitari era riuscito ad entrare a Telbise, vicino Homs, un'altra città assediata dove la carovana organizzata di concerto tra la Mezzaluna Rossa siriana e le Nazioni Unite ha portato soccorsi e viveri ad oltre 80 mila persone allo stremo.

Ben diversa però la situazione di Aleppo dove soltanto un convoglio di nazionalità bielorussa sarebbe riuscito a passare senza però riuscire ancora a depositare il suo carico.

Colpito un convoglio umanitario

La nuova azione intrapresa dalle forze armate di Damasco è di una violenza inaudita e questa volta il tragico errore sarebbe stato commesso dall'esercito siriano. E' giunta notizia, infatti, che un convoglio umanitario sarebbe stato colpito nella provincia di Aleppo e l'attacco avrebbe causato la morte di almeno dodici operatori dei soccorsi.

A confermare la notizia è stato Jan Egeland, coordinatore degli aiuti per conto dell'ufficio dell'inviato ONU per la Siria. "Il convoglio è stato bombardato - ha detto - ed è scandaloso che sia avvenuto mentre scaricava gli aiuiti". Sarebbero 18 su 31 in totale i camion colpiti, erano diretti verso la città di Orum al-Kubra. Il raid sarebbe stato condotto congiuntamente da aerei siriani e russi, sulle modalità dell'attacco le Nazioni Unite stanno già indagando.

Pubblicità

Aumenta la tensione tra Washington e Mosca

Il dialogo tra Russia e Stati Uniti è ai minimi storici dell'era post-guerra fredda. Mosca vuole vederci chiaro su quanto accaduto a Deir el-Zor ed ha chiesto la riunione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Le accuse del Cremlino sono gravissime. "Washington ha difeso lo Stato Islamico - ha detto il portavoce del ministro degli esteri russo, Sergej Lavrov - e questo è un tentativo per dirottare l'accordo raggiunto".

Pubblicità

Un accordo già in fumo, la Russia ha ovviamente appoggiato la ripresa delle azioni militari del regime siriano considerato che nei giorni scorsi aveva denunciato numerose violazioni da parte dei ribelli. Vladimir Putin aveva inoltre accusato la Casa Bianca di non rispettare i termini dell'intesa che prevedeva, da parte statunitense, la separazione tra i ribelli "moderati" e le milizie jihadiste loro alleate. Cosa che, di fatto, non è avvenuta. Motivo per cui, secondo la visione di Mosca e di Damasco, non è più il caso di rispettare una tregua definita "unilaterale".

Segui la nostra pagina Facebook!
Leggi tutto