Sharbat Bibi è stata arrestata dalla polizia in Pakistan per falsificazione di documenti. Il nome forse non ci dirà niente, ma lei è "la ragazza afghana della guerra", quella immortalata dal fotoreporter Steve Mc Curry, una delle fotografie di guerra più famose al mondo. 

La donna, oggi 44enne, secondo la tv Dawn News, avrebbe falsificato il documento nazionale di identità computerizzato (Cnic) pachistano, non solo quello suo, ma anche dei suoi due figli. Senza questo documento, i Rifugiati afghani come lei, in Pakistan non hanno vita facile e questo l’ha spinta a volerci provare, almeno per condurre un’esistenza decente.

Secondo le accuse, Sharbat Gula — questo il suo vero nome — avrebbe richiesto una carta d’identità falsa a Peshawar, dichiarando di essere nata in Pakistan e di chiamarsi Sharbat Bibi. Gli agenti della Agenzia federale di indagini (Fia) si sono recati a casa della donna ed è finita in manette.

Gli scatti di Steve Mc Curry della ragazza afghana

Negli anni 80 il fotografo Steve Mc Curry si trovava in Afghanistan per un reportage su National Geographic. La sua attenzione venne catturata da una ragazzina dagli occhi verdi magnetici in un campo profughi. Aveva appena 12 anni, era il 1984 e quella foto divenne il simbolo della guerra in Medio Oriente: la ragazza dagli occhi verde ghiaccio divenne l’espressione della dignità del popolo afghano, di un popolo che stava lottando per la sua sopravvivenza dopo l’invasione sovietica.

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La copertina di National Geographic del giugno 1985 uscì con la bellissima immagine di quella che viene chiamata la Monna Lisa della guerra.

Diciassette anni dopo, nel 2002, il reporter ritornò in Pakistan per cercare la giovane, rimasta anonima. Mc Curry cercò disperatamente la sua musa, addirittura chiese la ricognizione dell’iride per essere sicuro che fosse lei. Finalmente la ritrovò, grazie anche all’aiuto del fratello della ragazza, nel campo profughi di Nasir Bagh, sposata e con tre figli. Nel nuovo scatto, pubblicato ancora National Geographic, comparve con gli stessi occhi verdi magnetici che la resero famosa in tutto il mondo, stavolta delineati in una cornice del viso invecchiato e solcato da rughe del tempo e della sofferenza. Attualmente si possono ammirare gli scatti di Mc Curry presso la GAM di Palermo, visitabile fino a febbraio prossimo, tra i quali spicca quello di Sharbat.

Il dramma dei bambini rifugiati che scappano dalla guerra come Sharbat

Sharbat aveva solo sei anni ed era già una rifugiata afghana insieme ad altri milioni di bambini.

Di etnia pashtun, i suoi genitori morirono durante la guerra russo-afghana e scappò dal conflitto  insieme alla nonna, al fratello e alle sue tre sorelle. Attraversarono le montagne e giunsero al campo profughi in cui Sharbat venne notata da McCurry. Lei non è mai più tornata in Afghanistan, ma rimase in Pakistan, dove gli afghani sono la seconda comunità di rifugiati più numerosa (i primi secondo l’Onu sono i palestinesi).

In tutto il mondo, secondo Save the Children, sono 60 milioni le persone che sono state costrette a fuggire dalle loro case dalla guerra, e più della metà sono donne e bambini: sono loro a pagare il prezzo più alto della guerra, anche e soprattutto quando scappano. Spesso devono affrontare infatti viaggi lunghi e pieni di insidie: il rischio di subire attacchi e violenze da parte dei soldati, di diventare obbiettivi e bersagli facili, di percorrere strade a rischio mina e bombardamenti. Senza tralasciare il trauma dello sradicamento dal luogo di origine e della famiglia, che spesso non c’è più.