L’Isis continua ad uccidere, non risparmiando nessuno, nemmeno le loro stesse vite. E’ avvenuto ieri l’attacco di due kamikaze che si sono fatti saltare in aria in un Campus universitario nel corso di una perquisizione delle forze di sicurezza. Il campus si trova nella provincia di Gaziantep, al confine con la Siria, una zona ancora molto calda. Secondo i media turchi le vittime sono tre poliziotti e otto i feriti gravi, di cui quattro cittadini siriani. Pare che sul luogo fosse in corso un'operazione per individuare e neutralizzare alcune cellule dell’Isis, le dinamiche, però, sono ancora molto confuse.

Nello stessa zona è avvenuto il 21 agosto scorso un attacco dell’Isis che ha provocato la morte di 50 persone nel corso di un matrimonio; è risaputo che le zona viene costantemente controllata dall’Isis i cui attentati negli ultimi tempi sono sempre più frequenti ed atroci.

La situazione turca

La Turchia si trova ora a dover fronteggiare una situazione interna ed estera molto complicata. Il governo di Erdogan si trova a dover rispondere agli attacchi interni dei curdi, che rivendicano la loro indipendenza, e a dover gestire degli ulteriori attacchi dell’Isis; ed infine gestire gli attacchi sul fronte estero dei gruppi siriani.

Il fronte siriano

Il Fsa, l’esercito siriano libero, una forza di opposizione appoggiata dai turchi, è riuscita a riconquistare Dabiq e Soran, zone che si trovano a nord di Aleppo, che erano state controllate fino ad adesso dall’Isis.

E’ una grande vittoria per i ribelli dell’Esercito libero siriano essere riusciti a riconquistare Dabiq, zona che confina con la Turchia, non hanno solo strappato all’Isis una zona influente ma hanno anche privato i jihadisti di uno dei luoghi religiosi più importanti per i radicali, paragonabile ad una “città-profezia”, la stessa città ha dato origine al nome del giornale dell’Isis.

Il futuro del conflitto

Si vedranno nei prossimi giorni il mutare degli eventi, e quasi sicuramente, l’aumentare delle vittime, la “pace” sembra un traguardo ancora troppo lontano per questi paesi medio orientali che preferiscono comunicare attraverso la morte e la dittatura piuttosto che con la diplomazia.

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