Il dramma si è consumato nel pomeriggio di ieri a Maccarese, piccolo comune di Fiumicino, in una zona verde irrigata da un grosso canale, una zona poco abitata che trae la linfa vitale per le coltivazioni da questo corso d'acqua artificiale dove il corpo del piccolo bimbo di 11 anni è stato trovato da un'agente della Polizia di Ostia accorso dopo l'allarme dato dalla nonna del ragazzino.

Frequentava la prima media ed era appena tornato da scuola, verso l'una, prima di andare a giocare in cortile, tra le casupole e i giardini del comprensorio di via Campo Salino, vicino il Castello della piccola cittadina.

Ma non vedendolo tornare dopo diversi richiami la nonna, presa dal sospetto e dall'apprensione, ha cominciato a urlare attirando l'attenzione di tutti i vicini. "Di solito i bambini si ritrovano per giocare qui in cortile, girano in bici, ma non vanno mai al fosso" ha dichiarato il signor Eraldo, testimone della tragedia.

Il ritrovamento

Circa tre ore dopo, intorno alle 16, l'agente di Polizia del commissariato di Ostia Christian Piccinini scorge un piccolo corpo galleggiare sulla superficie dell'acqua del canale in piena.

Il tentativo di salvataggio, reso ostico dalla vegetazione circostante e dall'argine del fosso, si è rivelato purtroppo inutile. L'agente ha chiesto prima aiuto e si è tuffato nel canale recuperando il corpo. Diversi genitori, allertati dalle urla, sono accorsi dal vicino asilo, dove si teneva una festa dei nonni, ed hanno aiutato il poliziotto a tirare il corpicino fuori dal canale.

Allertati 118 ed elisoccorso, all'arrivo dell'ambulanza si è purtroppo spenta ogni speranza: i medici della croce rossa hanno potuto solamente constatare l'avvenuto decesso del bambino. È ancora da chiarire però la causa precisa della morte.

La Polizia di Fiumicino indaga e anche se sembra che il ragazzino sia caduto nel canale ed annegato, non si possono escludere altre concause della morte: verrà effettuata un'autopsia e il Pm Alessandra D'Amore della procura di Civitavecchia ha aperto un fascicolo. I primi rilievi del medico legale non hanno riscontrato però la presenza di segni evidenti di violenza.

L'ipotesi del suicidio

Tristissima la possibile pista del suicidio che emerge dai riscontri emersi dalle indagini preliminari sulla vita del bambino: a scuola il bimbo era seguito da un'assistente educatrice culturale e da un'insegnante di sostegno, figure affidate ad alunni con problemi che vanno dalla disabilità ai disturbi cognitivi.

Viene proprio da questi soggetti l'informazione secondo cui i problemi che aveva il piccolo sarebbero da imputare alla situazione familiare difficile, con i genitori, poi tradotti in commissariato per venire interrogati,  che avrebbero fatto uso di sostanze ed erano separati da tempo e senza fissa occupazione. 

Secondo una segnalazione fatta dalle assistenti riguardo a un'episodio di marzo, lo studente sarebbe crollato durante uno dei tanti momenti di agitazione che spesso viveva, piangendo e sbottando frasi angoscianti e incompatibili con la sua età, arrivando a pronunciare la frase "Non ce la faccio più, ora mi ammazzo".

Aveva raccontato agli assistenti di aver visto i genitori drogarsi davanti a lui, di vivere in un clima fatto di violenze e, forse, maltrattamenti. Sarà la procura ad appurare se si sia dunque trattato di un'incidente o di un gesto disperato.

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