Sembrava davvero che - dopo il fallimento del primo accordo sul cessate il fuoco - ci fosse uno spiraglio, per ritentare. Soprattutto dopo l'interesse mediatico degli ultimi giorni: da ogni dove, arrivano grida di allarme. Per le tante, troppe vittime civili dei raid aerei; per quei 96 bambini uccisi in una sola settimana, e per tutti quelli feriti (oltre 293, sempre in una settimana).

Per gli obiettivi oggetto dei bombardamenti, come ospedali rasi al suolo, dove chi avrebbe dovuto trovare soccorso ha finito per trovare la morte. Senza contare l'emergenza epidemie: acqua che scarseggia, condizioni igieniche precarie, una dignità della vita che scompare tra una bomba e l'altra. La tregua, inizialmente concordata, era volta proprio a favorire i soccorsi umanitari.

48 ore di cessate il fuoco, per consentire il passaggio dei veicoli dei soccorsi sul territorio martoriato di Aleppo e dintorni.

Una tregua di breve durata

Sette giorni in tutto, poi il ritardo dei mezzi di soccorso - prevedibile, viste le condizioni in essere - ha di fatto reso possibile la revoca unilaterale dell'accordo: la Russia, che opera gomito a gomito con le forze armate locali - ha di fatto ripreso a bombardare. Sono tre settimane che Usa e Russia tentano di trovare un nuovo accordo, per porre nuovamente in vigore il cessate il fuoco che sarebbe estremamente necessario. Ma la fumata continua ad essere nera, anzi nerissima.

Con un costante gioco al rimpiattino tra le due superpotenze, tutte intente ad accusarsi l'una con l'altra, attribuendosi alternativamente le responsabilità del mancato accordo. E, mentre il portavoce russo si affanna a calmierare le informazioni, tentando di rassicurare gli animi ("Non stiamo vivendo una nuova guerra fredda"), il presidente Obama comunica  - tramite il proprio portavoce -  di voler valutare una serie di opzioni, compresa la possibilità di sanzioni.

Di certo l'empasse diplomatico si fa sentire in maniera prepotente, sottolineando la totale impotenza ad arrivare ad una risoluzione. Intanto, sembra che la Russia abbia intenzione di dispiegare - per la prima volta in Siria - un potente sistema anti missile: fonti americane (emittente Fox News) affermano che nel fine settimana scorso, presso la base navale siriana di Tartus, la Russia abbia fatto sbarcare il famigerato Sa-23 Gladiator, apparato antimissile con gettata superiore alle 150 miglia, che sarebbe però ad oggi ancora imballato e non operativo.

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