Molti ricordano il caso del maestro Franco Mastrogiovanni, deceduto dopo 87 ore di ricovero in TSO (trattamento obbligatorio sanitario) nel reparto psichiatrico di Vallo della Lucania.

Cerchiamo di fare chiarezza

Il maestro elementare Franco Mastrogiovanni nell’estate 2009 si era denudato completamente, per farsi un bagno al mare cantando ad alta voce strofe anarchiche; i cittadini preoccupati dal gesto hanno chiamato le forze dell’ordine, che insieme agli organi preposti hanno ritenuto che per il maestro Franco fosse opportuno un TSO. Il signor Franco alla vista dell’ambulanza non oppone nessuna resistenza, volontariamente sale e si fa accompagnare in ospedale.

Ma una volta che viene accompagnato nel reparto viene preso con forza e legato mani e piedi, dove viene privato di acqua e cibo, una vera e propria tortura, testimoniata dalle immagini delle telecamere del reparto. L’ uomo entra in ospedale in una buona situazione fisica e solo dopo 87 ore di torture ne esce morto. Il 15 novembre la sentenza di secondo grado della Corte d’Appello di Salerno ha condannato i sei medici e gli undici infermieri in servizio nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania, tutti a 1 anno e 3 mesi di reclusione, ma la pena è stata sospesa per le attenuanti generiche.

La nipote a Mattino 5

Questa mattina è stata intervistata la nipote del maestro Franco, che non riesce a capacitarsi del fatto di come dei condannati per torture e omicidio, possano ancora lavorare nello stesso reparto e nella stessa struttura.

I migliori video del giorno

“Questa storia è incredibile, queste persone hanno una condanna per aver maltrattato mio zio e quei maltrattamenti, come accertato dalla Magistratura, hanno portato mio zio alla morte; adesso queste persone continuano a svolgere lo stesso ruolo, lo stesso lavoro nello stesso reparto e nella stessa struttura, io continuerò a combattere non solo per mio zio, ma perché finisca una volta per sempre questa pratica inumana del TSO, dove, anche se una persona come mio zio non oppone nessuna resistenza, deve per forza essere legato nudo mani e piedi in un letto; come è possibile togliere la dignità a persone indifese che essendo psichicamente instabili non vengono ascoltate da nessuno. Io poche ore dopo mi sono recata in reparto per vedere come stava mio zio, mi è stata impedita la visita rassicurandomi che stava riposando come un angioletto, io oggi vivo con questo rimpianto, che se avessi insistito avrei potuto salvargli la vita”.