Non è certamente un gran momento per i sindaci delle maggiori città italiane. Dopo l'inchiesta in corso a Roma, relativa alle nomine di Virginia Raggi che ha portato anche a perquisizioni in Campidoglio, ci sono guai giudiziari in vista anche per il primo cittadino di Milano. Il nome di Beppe Sala, infatti, è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura. Le indagini riguardano un maxi appalto relativo all'Expo 2015, il reato ipotizzato è quello di falso.

Il mega appalto dell'Expo

Il filone aperto dalla Procura riguarda un'inchiesta per corruzione e turbativa d'asta sulla "Piastra dei servizi", l'appalto più grosso dell'Expo.

La sua iscrizione nel registro degli indagati risulta dalla richiesta di 'proroga delle indagini'. Accanto al suo nome c'è anche quello del legale rappresentante dei gruppo Pizzarotti, accusato di tentata turbativa d'asta. Nel mirino dei magistrati è finito, in particolare, il ribasso di oltre il 41 % assegnato alla ditta Mantovani, cifra assolutamente fuori dai prezzi di mercato. Secondo la Procura di Milano, pertanto, l'assegnazione dell'appalto fu "fortemente condizionata" dalla necessità di completare i lavori entro maggio dell'anno scorso, in tempo utile per l'inaugurazione di Expo 2015. "Un appalto che doveva essere assegnato anche a costo di non svolgere la verifica di congruità nei confronti dell'impresa aggiudicataria, determinando un contesto di illegalità". Questo, il parere degli investigatori del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, secondo i quali il futuro sindaco Beppe Sala, allora amministratore delegato della società che ha gestito l'evento, non avrebbe tenuto un "comportamento irreprensibile e lineare che avrebbe comunque contribuito a concretizzare una strategia volta a danneggiare la Mantovani per tutelare e garantire il personale ruolo all'interno della società Expo 2015".

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Gli altri soggetti indagati

Oltre al sindaco di Milano, sono stati iscritti nel registro della Procura gli ex manager di Expo, Angelo Paris ed Antonio Acerbo. Indagato anche Pier Giorgio Baita, ex presidente della Mantovani, oltre ad Erasmo Cinque ed al figlio, Ottavio, titolari di Socostramo che era tra i componenti del consorzio vincente. La Mantovani, ricordiamo, si aggiudicò l'appalto con un incredibile ribasso del 41,80 %, 'appena' 149 milioni di euro su un importo a base d'asta di oltre 272.