Poche ore fa la Polizia ha mostrato un video sulla morte della studentessa ventenne zhang yao. La ragazza è stata ripresa dalle telecamere esterne di un’azienda che si trova di fronte alla stazione di Tor Sapienza. Nel filmato si vede la giovane mentre attende il passaggio di un convoglio prima di continuare l’inseguimento dei suoi scippatori, non accorgendosi però dell'arrivo di un altro treno proprio lungo il binario dove si era fermata.
La Polizia ha preferito non trasmettere il video completo dove - secondo gli inquirenti - si vede l’impatto che ha sbalzato per alcune decine di metri la studentessa, colpita in pieno da un convoglio che arrivava da Sulmona, ovvero in direzione opposta rispetto all'altro treno che aveva bloccato l'inseguimento della ragazza.
I dubbi della comunità cinese
Il TG1, nell'edizione delle 13:30 di sabato 10 dicembre, ha intervistato la portavoce della comunità cinese di Roma, la quale ha bocciato la versione ufficiale senza se e senza ma, ponendo delle domande alle forze di Polizia. Ecco, di seguito, i dubbi espressi ai microfoni del telegiornale di Raiuno.
- L'ufficio immigrazione è all’interno della Questura di Roma, in Via Teofilo Patini - 00155 Roma (RM). Sia all’esterno che lungo il percorso che porta alla stazione ferroviaria di Tor Sapienza - sita in Via Alberto Pasini - ci sono numerose telecamere: com'è possibile che non abbiano ripreso nulla?
- L'inseguimento della studentessa ai 3 presunti scippatori è durato circa 600 metri; è possibile che in pieno giorno, verso le 11 del mattino, nessuno abbia visto o si sia accorto di una ragazza che correva e urlava per inseguire i ladri?
- Alla ragazza avevano rubato la borsa, ma il suo telefonino dov'è finito?
- La sua amica ha raccontato che lo scippo è avvenuto mentre era al telefono con lei: il cellulare che fine ha fatto? Come mai dopo l'interruzione della chiamata il telefonino non ha più agganciato alcuna cella?
Insomma a queste domande qualcuno dovrà pur dare delle risposte.
I genitori: non vogliamo vendetta
I genitori, straziati dal dolore, hanno voluto presenziare al riconoscimento del corpo della figlia. Lo Stato italiano ha offerto loro un pieno supporto psicologico, ma sia la madre che il padre della sfortunata Zhang Yao hanno dichiarato alle nostre autorità di non essere alla ricerca di vendetta.